Immagini mentali e memoria.

Sin dall'antichità gli oratori utilizzavano un metodo per ricordare, una vera e propria "arte della memoria" o metodo del "loci". La leggenda fa risalire l'origine del metodo a Simonide, poeta ed oratore greco vissuto tra il quarto e il quinto secolo prima di Cristo. Mentre Simonide partecipava a un banchetto due giovani lo chiamarono dalla strada per parlargli in privato, lontano dal rumoroso vocio dei commensali. Non appena egli fu all'aperto udì uno schianto alle sue spalle: le travi del tetto avevano ceduto all'improvviso e il tetto era crollato sui convitati provocando una strage. Identificare le vittime era ben difficile, tale era il peso dei travi e delle opere in pietra che erano precipitate, ma la memoria di Simonide fu di grande aiuto: egli poté scrivere una lista dei partecipanti sulla base del posto che occupavano intorno al lungo tavolo di legno. Con un piccolo sforzo di memoria, l'oratore greco riuscì a dare ad ognuna delle vittime un nome e si dice che fossero varie decine. Alla gente che gli chiedeva come mai avesse potuto tracciare una mappa così dettagliata dei convitati, Simonide rispose che si era limitato ad utilizzare il metodo dei loci: una strategia che consente di memorizzare informazioni diverse associandole ad immagini mentali e "collocandole" in luoghi ben noti. Quando si è compiuto questo "lavoro", è sufficiente passare in rassegna i luoghi diversi, dal primo al secondo e così via, come si narra avesse fatto Simonie: da allora si dice, appunto, "in primo luogo" ecc.

Il secolo che sta volgendo al termine è stato dominato dagli acidi nucleici e dalle proteine. Il prossimo si concentrerà sulla memoria e sul desiderio. Sarà in grado di rispondere alle domande che questi temi sollevano?
François, Jacob, Il topo, la mosca e l’uomo (1998)