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Usa la testa o finirai per perderla.

Contrariamente a quanto normalmente crede la maggior parte di noi, la memoria non invecchia come il resto del corpo. Certo si registra un certo declino con l'avanzare dell'età, ma non così grave da implicare problemi seri per la nostra vita, a patto però che si resti fisicamente ed emozionalmente sani. La maggior parte dei problemi legati alla perdita della memoria durante l'invecchiamento sono, infatti, dovuti all'inattività o alla mancanza di esercizio mentale. Come gli altri organi del corpo, il cervello si atrofizza se non viene usato. Molti studi in letteratura medica indicano nella continua stimolazione della nostra mente la chiave per mantenere vive le cellule cerebrali, per allontanare la perdita della memoria e forse anche per prevenire le forme di demenza senile.

A confermare questo corpus d'analisi arriva adesso un nuovo studio dei ricercatori della Mayo Clinic di Rochester, Minnesota, che hanno monitorato le abitudini di 197 soggetti compresi fra i 70 e gli 89 anni di età che lamentavano problemi a livello cognitivo o a cui era stato diagnosticato una perdita della memoria e di 1.124 soggetti della stessa età che invece non presentavano problemi di questo tipo. Ai partecipanti è stato chiesto di ricostruire una loro giornata tipo oggi e una loro giornata tipo di vent'anni prima, quanto avevano una età fra i 50 e i 65 anni.

I risultati hanno mostrato come i soggetti che avevano e hanno l'abitudine di leggere un libro ogni tanto, di usare il computer, di giocare o di praticare uno sport oppure di coltivare qualche hobby, come la ceramica o il cucito, hanno da un 30 a un 50 per cento di rischio in meno di sviluppare forme di perdita della memoria rispetto a coloro che non praticano nessuna di queste attività. Non solo, i soggetti che guardano la televisione per meno di sette ore al giorno hanno il 50 per cento di rischi in meno rispetto a coloro che passano più di sette ore davanti a uno schermo. Paradossalmente, però, se anche le ore passate davanti alla televisione sono poche, ma sono consecutive, il rischio di avere problemi di memoria torna a salire.

Inoltre, i soggetti che avevano l'abitudine di leggere usualmente riviste e di avere una vita sociale attiva durante la mezza età hanno un buon 40 per cento in meno di predisposizione ai problemi mnemonici rispetto ai loro pari età che non svolgevano queste pratiche. Al di là dello status e del contesto socio-culturale, ciascuno di noi può e deve mettersi sempre in gioco, sfidando se stesso, leggendo molto e prendendosi sempre cura dei propri affari, grandi o piccoli. Imparare un nuovo hobby, apprendere una lingua, scoprire dei nuovi giochi sono tutte cose che possono tenere in esercizio la mente. Gli scienziati, quasi tutti ormai, sono assolutamente convinti che queste attività mentali possono stimolare il nostro cervello e incrementare le nostre riserve cognitive e quindi le capacità del nostro cervello di superare o compensare gli squilibri causati da, eventuali, forme di demenza. In conclusione: usa la testa o finirai per perderla!

Fonte: HealthNews on-line (http://it.healthnews.com/salute-della-famiglia/invecchiamento)

Archiviare bene per ricordare meglio.

E' possibile aiutare la nostra memoria lavorando sul modo in cui archiviamo le informazioni.
Ecco un esempio: se chiedo a una persona "Il pomodoro è un attrezzo di cucina?" questa dovrà prestare attenzione al significato della parola -e quindi operare una codificazione semantica-, ma questa sua strategia non migliorerà il ricordo di quella parola quando a distanza di tempo gli chiederò se la parola "pomodoro" era nella lista che abbiamo scorso precedentemente. Se invece gli chiedo: "Il pomodoro è più molle di una prugna?" oppure "Hai mai fatto un sugo di pomodoro?" la memorizzazione è molto più efficace in quanto ho spinto quella persona a collocare un ricordo nell'ambito di un sistema di riferimento.

La codificazione elaborata non funziona perché "vogliamo" ricordare qualcosa, cioè siamo disposti a compiere uno sforzo, ma perché compiamo associazioni mentali e confrontiamo le nuove esperienze con quelle preesistenti. Uno studente che vuole migliorare la propria memoria di un argomento di scienze o di storia non ha successo se si limita a studiare e ripetere ma se interpreta ciò che deve ricordare: si pone domande, confronta, fa una scaletta delle sequenze logiche, inventa metafore, traccia analogie ecc.

Ricordare nuove informazioni comporta un vero e proprio lavoro attraverso cui inseriamo le novità nel contesto delle conoscenze esistenti e ristrutturiamo ciò che già conosciamo alla luce delle novità.

Foto: courtesy of Flickr (http://www.flickr.com/photos/_art/15278075/)

Sinistro e destro: quale è l'emisfero della memoria?

I due emisferi cerebrali codificano diversi tipi di memorie: le informazioni e memorie di tipo semantico (verbali) vengono decodificate dall'emisfero temporale medio e dall'ippocampo sinistro mentre le memorie e informazioni visive e spaziali coinvolgono analoghe strutture dell'emisfero destro e parte della corteccia frontale.

Il riconoscimento acustico di suoni conosciuti e le memorie musicali coinvolgono invece soprattutto l'emisfero occipitale destro. Questo spiega perché nelle persone in cui si verifica un'amnesia totale debbano essere necessariamente danneggiate le strutture del lobo temporale mediale e dell'ippocampo dei due emisferi, mentre i casi più lievi possono dipendere da lesioni più circoscritte e da un lato solo del cervello.

La maggior parte delle persone (circa il 60%) sono dotate di una buona memoria visiva, le altre (circa il 40%) di una miglior memoria verbale. Le prime dipendono in maggiore misura dall'emisfero destro del cervello: esse sono quindi più capaci di visualizzare i volti umani, mentre le seconde sono più in grado di rappresentare e descrivere col linguaggio in quanto sono dominate da un maggior ruolo dell'emisfero sinistro, responsabile delle funzioni linguistiche. Gli esercizi di visualizzazione servono a potenziare le capacità dell'emisfero destro.

Basta lamentarsi. Studiando, si impara e si migliorano memoria ed efficienza ;- )

Oggi che la tecnologia mette a nostra disposizione memorie virtuali di ogni tipo (da quella del cellulare al personal computer fino agli itinerari stradali suggeriti dai navigatori gps), sembra diventato inutile usare la nostra di memoria. In realtà la memoria umana va sviluppata ed allenata, anche oggi che sembra superflua, perchè serve a rafforzare il cervello e a mantenersi giovani. La memoria è strettamente legata all’intelligenza ed alla creatività, ed il suo incremento consente di accedere più velocemente alle informazioni, e di effettuare un maggior numero di associazioni mentali.

La memoria è anche identità. Noi siamo ciò che ricordiamo: i luoghi, le persone, gli episodi e le emozioni vissute costituiscono la nostra esistenza. Per capire l’importanza del ricordare, basti pensare a chi soffre di Alzheimer e di qualsiasi altra malattia che distrugge la memoria. Perdono gradualmente anche la propria vita, i ricordi e l’identità personale.
Ma come si fa a mantenere sveglio il cervello e a sviluppare la facoltà di memorizzare dati? Ecco alcune curiosità e qualche stratagemma per rafforzare ed espandere la vostra memoria:

1) Come i bambini sono tenuti a memorizzare i tempi verbali e le tabelline a scuola, così anche gli adulti possono lavorare con parole e numeri per sviluppare la memorizzazione. Ecco un esercizio semplice da fare: scrivete su un foglio una serie di numeri scelti a caso, partendo con una serie da cinque cifre ed arrivando gradualmente a nove. Ripetete senza guardare la serie scritta al ritmo di un numero al secondo, fin quando non sarete in grado di ripetere senza errori tutte e nove le cifre. Passate poi a serie di dieci numeri, undici numeri e così via, fin quando non raggiungete il vostro limite personale di capacità di memoria.
Ripetete poi gli stessi numeri, ma questa volta al contrario. L’esercizio dovrà poi essere ripetuto utilizzando parole, piuttosto che numeri.

2) Scrivete su un foglio quattro parole e dedicatevi ad altre attività per 5 minuti, al termine dei quali verificherete se ricordate le parole scritte. Aumentate gradualmente il tempo di intervallo a 10 minuti, poi ad un quarto d’ora fino ad arrivare a mezzora di pausa. Aumentate gradualmente l’elenco di parole da 4 a 10.
Altro esercizio consiste nel guardare un programma televisivo e verificare poi quante scene riuscite a riascoltare nella vostra mente.

3) Fate molti giochi che stimolino il cervello e la logica, ma non fissatevi sempre sullo stesso. Così come in palestra non si usano sempre gli stessi attrezzi così bisogna allenare la memoria con strumenti diversi. Sudoku, cruciverba, griglie logiche, rebus, anagrammi, enigmi, sono validi stimolatori della memoria, basta alternarli e non fissarsi solo su un gioco preciso.

Fonte: http://www.medicinalive.com/psicologia-e-medicina-della-mente/
Foto: courtesy of Flickr (www.flickr.com/photos/moleskineart/397834931/)

Memoria e menopausa.

La memoria e l’apprendimento subiscono un colpo durante la menopausa, ma il deficit spesso è solo temporaneo. E' quanto emerge da una nuova ricerca, pubblicata su Neurology, che rivela come la capacità di apprendimento ritorni all'inizio della post-menopausa.

La ricerca si è basata sull’osservazione della velocità di elaborazione, memoria verbale e memoria funzionale in 2.362 donne tra i 45 e 57 anni, seguite per più di quattro anni. Le valutazioni sono state effettuate nel corso delle quattro fasi di transizione: premenopausa (periodi mestruali normali); prima perimenopausa (alcune irregolarità, ma che non durano a lungo); tarda perimenopausa (mancanza del ciclo per 3-11 mesi); postmenopausa (senza il ciclo per un anno).

E' emerso che le donne tra il periodo iniziale di premenopausa e durante l’immediato ingresso in menopausa fornivano prestazioni cognitive diverse dal periodo dell’intera menopausa. Ma sorprendetemente il funzionamento cognitivo in realtà non subiva un declino in ogni gruppo. In realtà anzi, migliorava in tutti i gruppi. Ma le donne in tarda perimenopausa dimostravano meno velocità di elaborazione rispetto alle donne negli altri tre fasi.

Fonte: [Health24]

La memoria ha bisogno di denti puliti (ma sarà vero? mah...;-)

Lavarsi i denti potrebbe aiutare 'a ricordare', almeno le persone un po' piu' in la' con gli anni: infatti il cattivo stato di salute della bocca sembra associato a problemi cognitivi, di memoria e di ragionamento negli adulti. Lo dimostra uno studio di James Noble del Columbia College of Physicians and Surgeons a New York City. Pubblicato sul Journal of Neurology, Neurosurgery, and Psychiatry, lo studio e' stato condotto su 2300 persone di 60 anni o piu'. Gli esperti hanno controllato lo stato di salute della loro bocca e li hanno sottoposti a test cognitivi e di memoria. E' emerso che gli adulti con una bocca piu' trascurata, con gengivite e perodontite, hanno anche piu' problemi cognitivi e di memoria. In precedenti studi la salute orale e' stata legata a malattie cardiovascolari, diabete e Alzheimer; questo studio, quindi, va a sommarsi a una serie di dati che legano la salute orale a quella di altre parti del corpo, in particolare il cervello. Un motivo in piu', quindi, per avere una buona igiene orale e andare dal dentista ogni tanto, concludono gli esperti.

Notizia: ANSA on line, 13 nov 2009
Foto: http://www.flickr.com/photos/dcsejpal/2138831766/

Droga e memoria: pessima accoppiata.

Problemi di memoria legati all'uso frequente di ketamina. A svelare gli effetti del consumo massiccio di questa sostanza - ribattezzata 'Special K' e nata come anestetico, capace di indurre allucinazioni ed esperienze 'extra-corporee' - usata in occasione di party, rave o feste in discoteca, sono i ricercatori dell'University College di Londra (GB). L'equipe ha condotto una serie di test di memoria e psicologici su 120 persone, scoprendo che chi prende spesso ketamina fatica a ricordare nomi, conversazioni e altri dettagli.

Precedenti studi avevano dimostrato che la sostanza può causare problemi ai reni e alla vescica. Ora, come si legge su Addiction, i ricercatori hanno scoperto che chi fa uso frequente di ketamina totalizza punteggi significativamente peggiori nei test di memoria, facendo anche il doppio degli errori rispetto agli altri. E la performance cala ancora a distanza di un anno. Non solo, sembra che in generale tutte le persone che assumono ketamina abbiano credenze insolite, ad esempio tendano a sviluppare teorie di complotti. "L'uso di ketamina è cresciuto più rapidamente rispetto ad altre droghe in Gran Bretagna, in particolare fra i giovani, e questa sostanza - sottolinea Celia Morgan, responsabile della ricerca - è diventata una 'club drug' di tendenza. Molti dei giovani che ne fanno uso, però, non si rendono conto degli effetti dannosi e del fatto che può creare dipendenza. Dobbiamo assicurarci - dice alla Bbc online - che questi consumatori siano informati delle conseguenze potenzialmente negative di un pesante uso della ketamina".

Articolo tratto da ADNKronos Salute online.
Foto: http://www.flickr.com/photos/blacksunr1se/539364041/

Ridi che (non) ti passa!

Ridere è un antidoto semplice e alla portata di tutti per rinforzare la memoria... e non solo. L'allegria, infatti, fa affluire più sangue al cervello, acuisce i sensi, stimola la creatività e aumenta le possibilità di acquisire nuove informazioni.
Se volete ricordare qualcosa (una lista di cose da fare oppure un discorso o la pagina di un libro) provate a fare ogni mezz'ora una pausa e in quei momenti dedicatevi a qualcosa che vi fa sorridere: una vignetta, una barzelletta, una smorfia da fare davanti allo specchio.

Sembra che il sorriso sia ancora più efficace, sulla memoria, se è condiviso: la creatività e l'allegria riaccendono il cervello e lo ricaricano, rendendo più probabile e facile l'apprendimento e la memorizzazione.

Da non sottovalutare, infine, il potere del sorriso contro la depressione (uno stato mentale che davvero non è amico della memoria). Una raccolta di fumetti, racconti umoristici, video divertenti possono essere un vero toccasana per un umore depresso. E, come hanno dimostrato numerosi studi, se l'umore migliora, aumenta anche la nostra memoria.


Foto: courtesy of Flickr (http://www.flickr.com/photos/brartist/472560716/)

Più memoria con internet!

Effettuare ricerche su Internet potrebbe aiutare le persone adulte e anziane a tenere in esercizio la propria memoria. E' quanto emerge da uno studio condotto da ricercatori della University of California Los Angeles, in cui è stato monitorata l'attività celebrale dei soggetti durante la navigazione sul web. "Quel che abbiamo riscontrato - dice il prof. Gary Small, responsabile dell'esperimento - è che le persone che hanno esperienza di Internet usano una parte maggiore del proprio cervello nel corso della ricerca. Questo lascia supporre che il solo fatto di far ricerca su Internet possa allenare il cervello, lo tenga attivo e in salute".

Lo studio, pubblicato sul prestigioso American Journal of Geriatric Psychiatry, è stato realizzato su 24 soggetti tra i 55 e i 76 anni senza debilitazioni cognitive. La metà aveva esperienza su Internet, l'altra metà no. "Abbiamo osservato - conclude Small - che nel fare ricerca su Internet il cervello è molto stimolato: ma solo nel gruppo che usa abitualmente Internet".

Foto: courtesy of Flickr (http://www.flickr.com/photos/cool-photos/484976997/)

Muoversi di più per stare meglio.

Le memorie dotate di significato non dipendono soltanto da una mente linguistica ma anche da una mente che dipende da sensazioni e movimenti, un fatto che viene spesso dimenticato e che porta a dare minore importanza agli aspetti concreti della nostra esistenza e delle nostre esperienze. Ecco, ad esempio, un esperimento che sottolinea l'importanza degli aspetti non-linguistici nelle memorie semantiche: ad alcuni volontari sono state mostrate figure di animali e di oggetti e sono state misurate le variazioni dell'attività del cervello in diverse aree della corteccia utilizzando la tecnica della PET che indica quali parti di quest'organo siano più attive in quanto "lavorano" di più. Il riconoscimento visivo degli animali e degli oggetti inanimati induceva un aumento simile dell'attività della parte inferiore del lobo temporale e occipitale, le strutture addette alla percezione visiva e al riconoscimento delle forme, animate o inanimate che siano; gli oggetti inanimati, però, stimolavano anche l'attività della cosiddetta corteccia premotoria, l'area corticale che pianifica i movimenti. Quindi, riconoscere un oggetto, cioè attivare la memoria che ne abbiamo, dipende da quelle aree cerebrali che servono per pianificare i movimenti, dalle azioni che faremmo se usassimo quell'oggetto o strumento.

Il modo in cui classifichiamo le memorie semantiche, o in parole più semplici il modo in cui la nostra mente suddivide la realtà in diverse categorie, non passa quindi soltanto attraverso il linguaggio, lo strumento di classificazione per eccellenza, ma attraverso aspetti più concreti e materiali, cioè le azioni e i movimenti che noi compiamo quando manipoliamo il mondo che ci circonda, quando usiamo strumenti, tocchiamo gli oggetti, ci spostiamo ecc. La memoria semantica, cioè il modo in cui definiamo ogni aspetto della realtà, dipende quindi anche dal modo attivo in cui esploriamo il mondo, il che può esserci utile per potenziare alcuni aspetti della memoria.

Parlare aiuta a ricordare.

Alcune recenti ricerche condotte dalla professoressa Irene Colsky della University of Miami (Florida) sembrano dimostrare che, se vogliamo mettere a fuoco l'attenzione, eliminare le distrazioni e ricordare più facilmente le cose, dobbiamo parlare.

Un esempio della dottoressa Coslky? Se mettete la macchina in un parcheggio, dopo essere scesi fate due chiacchiere con voi stessi - meglio se ad alta voce - per commentare il posto dove l'avete messa, cosa vedete intorno, se ci sono delle lettere o degli elementi che possono contraddistinguere quell'area, ecc. Quando andrete a riprendere l'auto, ricordare dove l'avete messa sarà molto più veloce. Il motivo è semplice ed ha a che fare con l'attenzione focalizzata: se osservate meglio e in modo consapevole, ricordate meglio. Questo vale anche per le medicine che dovete prendere tutti i giorni: mentre la state prendendo, commentate tra voi se intorno a voi c'è ordine o disordine, se fa caldo, se siete stanchi, ecc. Non avrete poi i dubbi (classici) chiedendovi se la pastiglia l'avete già presa oppure no.

Foto: courtesy of Flickr (http://www.flickr.com/photos/morphyna14cats/1551479453/)

Aiutiamo la nostra memoria ;-)

I problemi di memoria non sono solo prerogativa dei tempi di oggi. Nodo del fazzoletto ed espedienti vari hanno accompagnato difficoltà di memoria anche dei nostri antenati. Aiutarsi supportandosi con dispositivi esterni è un modo intelligente ed efficace per migliorare le prestazioni della propria memoria.

Alcuni ricercatori che si sono specializzati in questo tipo di soluzioni sono prodighi di consigli. Se la notte vi capita di svegliarvi con un pensiero che non volete dimenticare ma non avete voglia di svegliarvi, accendere la luce e trascrivere l’idea, potete spostare la vostra fede nuziale dall’anulare ad un altro dito oppure prendere il libro che avete sul comodino e buttarlo a terra. Al mattino, questo elemento fuori posto sarà come un campanello per la vostra memoria.

Se dovete ricordare qualcosa (un appuntamento, di prendere una pillola, di fare una commissione), potete utilizzare il vostro cellulare con un messaggio o con uno squillo ad un orario predefinito, potete mandarvi una mail o distribuire nella vostra casa qualche sveglia pronta a trillare all’ora predefinita. In alternativa, potete distribuire post it o promemoria in vari posti della casa (lo specchio del bagno, il guanciale, il frigorifero, le chiavi di casa).

Il principio è semplice: inutile affaticare la mente con qualcosa che potete più efficacemente ricordare utilizzando gli ormai numerosi strumenti a vostra disposizione.

Foto: courtesy of Flickr (http://www.flickr.com/photos/carciofocontento/2551299610/)

Perché dimentichiamo le chiavi ma non come andare in bicicletta?

La conoscenza che riguarda il fare, come appunto l'andare in bicicletta o il guidare l'automobile, appartiene alla cosiddetta memoria procedurale che, a differenza della memoria dichiarativa (ciò che sappiamo di sapere, es. quale è la capitale della Francia? Quanto fa 2+3?), è ben difficile tradurre in termini linguistici: potreste mai apprendere in astratto a guidare la bicicletta o l'auto? E' possibile tradurre in parole l'esperienza del nuoto?

La memoria procedurale è coinvolta nelle abitudini, nei condizionamenti, nelle memorie di tipo motorio; la memoria semantica è invece di tipo cognitivo, esprime significati ed è generalmente collegata a un codice astratto di tipo linguistico. La memoria procedurale è antica in termini di evoluzione (cioè si presenta a partire da organismi primitivi come le lumache e altri invertebrati) ed è la prima forma di memoria che compare nel corso dello sviluppo umano, tant'è che è presente anche nel feto. Al contrario, la memoria di tipo semantico rappresenta una tappa tardiva dell'evoluzione (compare soltanto a partire dai mammiferi superiori) e si sviluppa più tardi rispetto a quella procedurale nel corso dell'infanzia. La memoria tipo associativo-procedurale dura sino alla tarda età ed è l'ultima ad essere colpita dalle malattie degenerative del cervello che si presentano nella vecchiaia.

Mentre la memoria semantica o dichiarativa, che dipende dal buon funzionamento della corteccia cerebrale, può andare incontro a deficit anche gravi nel corso della terza età.

Foto: courtesy of Flickr (http://www.flickr.com/photos/carloalberto/2219930085/)

Progettare il futuro richiede memoria.

Questo post è dedicato a chi ritiene che la memoria sia solo un contenitore di passato e la grande nemica del futuro. Non è così. Tra le tante divisioni e specificazione che in questi anni stiamo facendo sul sistema di memorie, ce n’è una interessante che riguarda la memoria retrospettiva e quella prospettica.

La memoria retrospettiva è, come dice la parola, quella che riguarda il passato. Quando questa memoria fa cilecca, smarriamo il nome di un conoscente, l’anno in cui è crollato il muro di Berlino o l’autore dello Zibaldone. Accanto a questa, c’è un’altra memoria, quella prospettica, che riguarda il presente e soprattutto il futuro. Se è questa a farci lo sgambetto, noi dimentichiamo un appuntamento che avevamo fissato, oppure una consegna da fare, o un messaggio da riferire. È il caso di dire, che questa memoria può influenzare parecchio l’idea che noi abbiamo di noi stessi (la nostra autostima) e anche quella degli altri su di noi!

La memoria prospettica è stata studiata accuratamente da Gilles Einstein e da Marc McDaniel, che hanno proposto di suddividerla in due dimensioni: quella basata sull’evento e quella basata sul momento. La memoria prospettica basata sul momento è quella che ci dovrebbe ricordare, alle 18, di andare a prendere la bimba a scuola, oppure di prendere una medicina, o ancora di fare un pagamento in banca. La memoria basata sull’evento, per contro, è quella che si appoggia al compimento di un evento per poter entrare in gioco: per intenderci, quando al telefono qualcuno vi dà un messaggio da riferire a vostra madre, voi “dovete aspettare” il rientro di vostra madre per potervi “liberare” dalla consegna.

Diverse sono le ragioni per cui la memoria prospettica può non funzionare. Nel caso di memoria basata sull’evento, il rischio più comune è che l’evento non capiti (nella fattispecie: se la vostra mamma non rientra e voi ve ne andate di casa) oppure che voi siate così impegnati, stressati e presi da quello che state facendo, che il rientro di vostra madre non accende alcuna lampadina (o tutt’al più ne accende una, ma non ne ricordate il motivo). Nel caso della memoria basata sul momento, il rischio è di non accorgersi del tempo che passa e del non avere nulla che ci ricordi la cosa da fare. Questo secondo caso è quello più comune e diventa più grave con l’invecchiamento. Le risorse cognitive tendenzialmente si abbassano e se non le attiviamo esplicitamente, i piccoli promemoria interni suonano con tonalità sempre più fievole ed improbabile da sentire.

Quali rimedi? Einstein e McDaniel ne suggeriscono pragmaticamente due. Per la memoria legata al momento, usiamo tutti i promemoria “esterni” utili e possibili: sveglie, post-it, agende, eccetera. Utilizziamoli però in maniera intelligente (mettiamoli dove sappiamo che li guarderemo: per esempio sullo specchio del bagno o alla porta d’uscita) e completa (non limitiamo a scarabocchi privi di senso: il promemoria deve essere completo e ricordare cosa, dove e quando). Risparmieremo in questo modo un sacco di risorse cognitive, credeteci! Altro trucco importante, soprattutto per la memoria basata sull’evento: creiamoci indizi strani. Più questi sono strani, più li ricordiamo: se dobbiamo dare un messaggio ad un collega da parte di un terzo, immaginiamoci il nostro collega con la testa immersa nella torta oppure i nostri due colleghi impegnati in un tango vestiti da improbabili drag queen.

Photo: courtesy of Flickr (http://www.flickr.com/photos/clairepoff/2816115270/)

L'attenzione non è infinita: meglio scegliere le cose da fare!

Oggi i tappi nelle orecchie, domani il laser. Come aiutare il cervello a rimanere assorto di JOHN TIERNEY

Si può impazzire cercando di continuare a svolgere più mansioni insieme. O si può ammettere che le capacità cerebrali che abbiamo per elaborare le informazioni sono limitate, e accentuarne l'aspetto positivo, raggiungendo le soddisfazioni di quella che Winifred Gallagher, autrice di una guida sulla scienza della concentrazione, chiama "una vita concentrata".

Quando accade qualcosa di interessante, ciò tende ad avere la meglio sull'attenzione del cervello, anche se quell'involontario impulso dal basso può essere volontariamente superato da un processo dall'alto che Robert Desimone, direttore del McGovern Institute for Brain Research all'Mit, definisce "concorrenza innata". Desimone e i suoi colleghi hanno scoperto che i neuroni della corteccia prefrontale - il centro di programmazione del cervello - iniziano a oscillare all'unisono e inviano segnali che impongono alla corteccia visiva di prestare attenzione ad altro. Queste oscillazioni (onde gamma) sono create dall'accensione e dallo spegnimento in contemporanea dei neuroni.

Entrambi questi segnali, però, incontrano difficoltà nel loro percorso se l'ambiente è molto rumoroso. Ora si inizia a riflettere sulle possibili terapie per rafforzare l'attenzione. Sul numero in edicola di Nature, alcuni ricercatori dell'Mit, di Penn e Stanford illustrano in un articolo in che modo hanno indotto queste onde gamma nei topi utilizzando fasci di luci laser con sottili fibre ottiche direttamente all'interno di neuroni geneticamente modificati. Su Neuron, poi, Desimone ha riferito i progressi ottenuti utilizzando queste tecniche "optogenetiche" nelle scimmie.Un giorno potrebbe essere possibile migliorare la concentrazione con pulsazioni luminose sincronizzate inviate direttamente ai neuroni. Sfruttando una luce a onde corte, l'utente potrebbe indossare un piccolo dispositivo wireless controllato a distanza. In un futuro più vicino, comunque, i neuroscienziati potranno aiutare a concentrarsi di più osservando l'attività cerebrale e dando dei biofeedback. I ricercatori hanno già osservato livelli più alti di sincronia cerebrale in chi è abituato a praticare con regolarità la meditazione.
Compreso quanto sia difficile per il cervello non prestare attenzione ai suoni, Gallagher si porta sempre dietro dei normali tappi per le orecchie.

E raccomanda di iniziare la giornata lavorativa concentrandosi per un'ora e mezzo sugli impegni più importanti: a quel punto la corteccia prefrontale avrà bisogno di rilassarsi: è il momento buono per rispondere alle mail, fare telefonate, bere caffè (la caffeina aiuta la concentrazione), prima di tornare a concentrarsi su altro. Dopo un'interruzione possono occorrere anche 20 minuti prima che il cervello torni a concentrarsi a pieno regime. "Il multitasking è una leggenda - spiega l'autrice del manuale - il meccanismo dell'attenzione è fortemente selettivo: o si fa una cosa o un'altra".

"L'attenzione - dice Gallagher - è una risorsa limitata, proprio come i soldi. Occorre scegliere dunque se investire le proprie risorse cognitive usando di continuo Twitter, navigando su Internet o standosene a guardare la televisione. In ogni istante si deve scegliere e le nostre scelte determinano la nostra esperienza".

c.2009 New York Times
articolo pubblicato sul sito web de La Repubblica
Foto: http://www.flickr.com/photos/chelseajon/3370122796/

Perché cala la memoria?

Come ogni apparecchio di registrazione, anche il cervello – di tanto in tanto – può incepparsi. Per questo, a qualunque età, la memoria è lungi dall’essere perfetta. A tutti capita di dimenticare dove si sono messe le chiavi di casa o di scordarsi un appuntamento. E’ normale, fa parte della vita. Ma a partire dall’età di 45 anni circa, è necessario effettivamente più tempo per riportare i ricordi alla mente. Invecchiando, abbiamo anche bisogno di più tempo e di maggiore impegno per elaborare nuove informazioni.

Dopo i 60 anni, molti iniziano ad avere le tipiche amnesie da “punta sulla lingua”, cioè la difficoltà a riportare alla mente parole di uso comune e assai familiari. Col passare degli anni possono esservi anche problemi nel ricordare elenchi, indicazioni e persino i sogni.

In generale, questi mutamenti sono solo piccoli fastidi e assai raramente rappresentano il segnale di un reale deterioramento del cervello. Non se ne conosce con precisione la causa, ma alcuni ricercatori sospettano che la minore sensibilità dell’udito, della vista e di altri sensi possa compromettere la capacità di conservare i ricordi e di riportarli alla mente. La capacità di memoria viene alterata anche da gravi sconvolgimenti emotivi, quali lo stress e la depressione, nonché da particolari farmaci come i medicinali da banco contro il raffreddore e l’insonnia. Contribuiscono inoltre al problema l’eccesso di informazioni e la mancanza di regolarità nello stile di vita.

Memorizzare richiede tranquillità, concentrazione, attenzione. E’ sbagliato cercare di fare tante cose nello stesso momento ed aspettarsi poi di avere archiviato correttamente tutte le informazioni nella nostra mente. La memoria richiede tempo.

Poi ci sono gli ormoni. Gli estrogeni, in particolare, sembrano concorrere ad alcune funzioni della memoria. In uno studio condotto presso la McGill University del Quebec si è riscontrato che le donne in terapia estrogenica post-menopausa avevano prestazioni mnemoniche superiori rispetto a quelle che non avevano seguito la terapia.

Talvolta i problemi di memoria derivano anche da carenze nutrizionali. Spesso chi vive solo – e in modo particolare le persone anziane – non consuma pasti regolari e mangia male, con conseguenze potenzialmente gravi sulla capacità di pensare e di ricordare.

Foto: courtesy of www.flickr.com/(photos/island_life/567325021)

Movimento e memoria

Le memorie dotate di significato non dipendono soltanto da una mente linguistica ma anche da una mente che dipende da sensazioni e movimenti, un fatto che viene spesso dimenticato e che porta a dare minore importanza agli aspetti concreti della nostra esistenza e delle nostre esperienze. Ecco, ad esempio, un esperimento che sottolinea l'importanza degli aspetti non-linguistici nelle memorie semantiche: ad alcuni volontari sono state mostrate figure di animali e di oggetti e sono state misurate le variazioni dell'attività del cervello in diverse aree della corteccia utilizzando la tecnica della PET che indica quali parti di quest'organo siano più attive in quanto "lavorano" di più. Il riconoscimento visivo degli animali e degli oggetti inanimati induceva un aumento simile dell'attività della parte inferiore del lobo temporale e occipitale, le strutture addette alla percezione visiva e al riconoscimento delle forme, animate o inanimate che siano; gli oggetti inanimati, però, stimolavano anche l'attività della cosiddetta corteccia premotoria, l'area corticale che pianifica i movimenti. Quindi, riconoscere un oggetto, cioè attivare la memoria che ne abbiamo, dipende da quelle aree cerebrali che servono per pianificare i movimenti, dalle azioni che faremmo se usassimo quell'oggetto o strumento.

Il modo in cui classifichiamo le memorie semantiche, o in parole più semplici il modo in cui la nostra mente suddivide la realtà in diverse categorie, non passa quindi soltanto attraverso il linguaggio, lo strumento di classificazione per eccellenza, ma attraverso aspetti più concreti e materiali, cioè le azioni e i movimenti che noi compiamo quando manipoliamo il mondo che ci circonda, quando usiamo strumenti, tocchiamo gli oggetti, ci spostiamo ecc. La memoria semantica, cioè il modo in cui definiamo ogni aspetto della realtà, dipende quindi anche dal modo attivo in cui esploriamo il mondo, il che può esserci utile per potenziare alcuni aspetti della memoria.

Gli stimoli che innescano la nostra memoria.

Gli stimoli che innescano una particolare memoria sono sempre gli stessi o man mano si trasformano?
Il rapporto tra stimolo e ricordo non è statico ma varia nel tempo; così, tra i tanti stimoli che possono fare affiorare un ricordo, ne vengono selezionati alcuni o altri a seconda del modo in cui il ricordo viene ristrutturato nel tempo. Immaginate, ad esempio, che una persona vi sia inizialmente antipatica e che una serie di stimoli -tono metallico della voce, sguardo trasversale, un'espressione facciale sgradevole- siano in grado di innescarne il ricordo, sia perché di fronte a una voce col timbro metallico voi vi dite che quel tono vi ricorda la voce di quel vostro conoscente antipatico, sia perché la vostra mente, se vuole ricordare quella persona, usa questi stimoli per ricostruirne l'immagine, le caratteristiche, le sensazioni che suscita in voi. Immaginate adesso che col tempo e per una qualche serie di ragioni, quella persona vi risulti ora meno antipatica, se non addirittura simpatica: altri stimoli saranno necessari per rievocarla in quanto è cambiato il significato del ricordo e, di conseguenza, l'ambiguo rapporto stimoli-memoria.

Ripetere serve per ricordare di più?

La ripetizione rappresenta il metodo più "primitivo" per memorizzare un testo o per ricordare una qualche esperienza: ci ripetiamo più volte, ad esempio, dove abbiamo situato o magari nascosto un qualche oggetto che ci prefiggiamo di ritrovare, ripetendo tra di noi, magari a mezza voce, che le chiavi della casa di campagna sono nel cassetto del comò o che il numero del bancomat è *****.

La strategia può funzionare e, ogni volta che siamo di fronte al nostro usuale bancomat, il codice segreto riaffiora alla nostra mente. In alcune situazioni, però, ad esempio di fronte a un nuovo bancomat situato in un posto diverso da quello solito, il numero ci sfugge.

Ripetere, quindi, può essere utile ma non è sufficiente per garantire il trasferimento delle informazioni nella memoria a lungo termine e, soprattutto, la loro conservazione nei magazzini della memoria ;-(

10 segreti per una memoria super!

La prestigiosa Harvard Medical School ha pubblicato un agile volume dal promettente titolo: Migliorare la memoria: capire e prevenire la perdita della memoria legata all’età. Molti i consigli, scritti (in inglese) con stile facile e colloquiale. Viene descritto ciò che ad oggi sappiamo del funzionamento della memoria, caratteristiche e difetti. Vengono analizzate con dovizia di particolari le principali cause all’origine dei problemi di memoria (dai disordini neurologici, demenze e MCI, infarti e malattie cardiocircolatorie, traumi, cause genetiche, ormonali, agli scompensi di vitamina B12, ipertensione, diabete, depressione, abusi di alcool e psicofarmaci, fino ai disturbi del sonno, disfunzioni tiroidee, fumo e stile di vita).

Interessante il decalogo stilato dai medici della Scuola per rendere più brillante ed efficiente la nostra memoria con semplicissime strategie da mettere subito alla prova:
1) credi in te stesso. I finti miti sull’invecchiamento (visto come necessariamente collegato a perdite di memoria) sono deleteri, inutili e portano ad un peggioramento della memoria.
2) economizza ed organizza l’uso del tuo cervello: non disdegnare l’aiuto di calendari, agende, mappe, liste della spesa, archiviatori e tutto quanto può aiutare una ordinata ed accessibile gestione delle informazioni. Trova un posto (e rispettalo) per riporci chiavi, occhiali e i piccoli oggetti di uso frequente.
3) organizza i tuoi pensieri ed adotta delle strategie. Se devi ricordare dei numeri, suddividili in blocchi (non memorizzarli uno ad uno).
4) usa tutti i tuoi sensi: più sensi usi quando impari qualcosa, più il tuo cervello è coinvolto nella memorizzazione. Gli odori, per esempio, sono strumenti potenti per rievocare lontani ricordi.
5) espandi il tuo cervello e le aree relative all’apprendimento: leggi ad alta voce, disegna, scrivi (anche se poi non rileggi gli appunti). Formare delle immagini visive facilita la memoria e la comprensione: ti obbliga a definire meglio l’informazione.
6) ripeti: se vuoi imparare e ricordare meglio, ripeti ad alta voce. Per esempio fallo quando ti presentano una persona: ripeti il suo nome, lo ricorderai meglio.
7) usa il tempo: non ripetere tante volte in un breve periodo di tempo, ma diluisci nel tempo lo studio, se vuoi ricordare qualcosa: ripeti dopo un’ora, poi dopo qualche ora, poi il giorno successivo. Ti aiuterà, soprattutto se stai lavorando su concetti o argomenti complessi.
8) costruisci una mnemotecnica: usa gli acronimi (le iniziali delle parole che vuoi ricordare, assemblate per formare una nuova parola più agevole da memorizzare), le rime, oppure le storie, che inseriscono in una narrativa gli elementi da ricordare.
9) mettiti alla prova con attività nuove, per tenerti in esercizio e mantenere vitale la tua memoria. Discuti, fai parole crociate, impara nuove cose a memoria, testa nuove ricette, viaggia, sperimentati con nuovi hobby o nuovi progetti mai affrontati.
10) fai un corso di memoria. Scegline uno tenuto da professionisti (nel campo della salute, oppure psicologi cognitivi o esperti in riabilitazione cognitiva). Diffida dai corsi finalizzati all’apprendimento di tecniche o giochini di concentrazione: sono troppo distanti dalla vita quotidiana

Il manuale (in inglese) può essere ordinato tramite internet, in formato cartaceo o in formato elettronico (16$). http://www.health.harvard.edu/

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Il secolo che sta volgendo al termine è stato dominato dagli acidi nucleici e dalle proteine. Il prossimo si concentrerà sulla memoria e sul desiderio. Sarà in grado di rispondere alle domande che questi temi sollevano?
François, Jacob, Il topo, la mosca e l’uomo (1998)