La memoria per gli antichi egizi.

Il primo storico e storiografo di tutti i tempi, Erodoto, ci riporta alcune curiose annotazioni su quanto si sapeva allora della memoria nella cultura dell’Egitto dei faraoni. I sacerdoti egiziani erano orgogliosi depositari della memoria del tempo: si dice conservassero la memoria di 341 generazioni precedenti, pari a circa 11.000 anni. Non nascondevano grande disapprovazione e sprezzante superiorità nei confronti dei greci, alle cui genealogie bastavano sedici generazioni per giungere all’inizio dei tempi.

Per la cultura egiziana, la memoria è garanzia di immobilità e staticità: nulla è cambiato dalla notte dei tempi. Ricordare e confrontare passato e presente è il modo migliore per impedire cambiamenti sociali e culturali, tuttaltro che auspicati e favoriti. Il sistema deve essere mantenuto immobile, le norme ereditate dai padri del passato sono legge di Ra, pertanto perfette. Nulla può essere migliorato e pertanto nulla ha senso di essere cambiato.

Il secolo che sta volgendo al termine è stato dominato dagli acidi nucleici e dalle proteine. Il prossimo si concentrerà sulla memoria e sul desiderio. Sarà in grado di rispondere alle domande che questi temi sollevano?
François, Jacob, Il topo, la mosca e l’uomo (1998)