L’amore ai tempi del colera.

Le splendide storie raramente si traducono in buoni film. È una regola confermata, purtroppo, anche dal film L’amore ai tempi del colera del regista Mike Newell. Grande produzione, splendide scenografie, buona musica, attori belli. Rimane in secondo piano la storia, tenera e delicata, di un amore che sa aspettare tutta una vita per potersi compiere. E quando arriverà il suo tempo, anche se durerà lo spazio residuo di una vita vissuta altrove, sarà intenso e pieno come un frutto di cui è giunto il momento.

Quella raccontata da Gabriel Garcia Marquez è una storia della memoria. La memoria che talvolta trattiene a discapito dell’evidenza e anche della volontà, incapace di dimenticare, persino quando l’oblio sarebbe l’unica cosa capace di placare il cuore e l’anima. Nelle pagine di Marquez, questa incapacità di oblio emerge commuovendo e ricordando tutti quei momenti – della vita di ognuno – che si arpionano da qualche parte e resistono a qualsiasi tentativo di espungerli per liberarsene. La memoria è immaginazione, un piccolo scrigno che conserva tanto quello che è stato, quanto quello che avremmo voluto fosse o avrebbe potuto essere. I personaggi un po’ irreali – e forse per questo tanto veri – di Marquez camminano nella vita portando con sé lo scrigno che viene aperto quando meno ce lo aspettiamo, dimostrando a noi – desiderosi di grandi amori ma raramente capaci di viverli – che a volte un minuto vale una vita e che non è mai troppo tardi.

Il secolo che sta volgendo al termine è stato dominato dagli acidi nucleici e dalle proteine. Il prossimo si concentrerà sulla memoria e sul desiderio. Sarà in grado di rispondere alle domande che questi temi sollevano?
François, Jacob, Il topo, la mosca e l’uomo (1998)