Riconoscere qualcuno (dopo anni) significa pensare a due cose contraddittorie

Alcune tra le più toccanti pagine dell’Odissea sono dedicate al ritorno di Ulisse, dopo vent’anni di viaggi. Ritorna vecchio stanco e cambiato dalle tante avventure e nessuno lo riconosce. Nessuno, tranne il vecchio cane Argo, quasi accecato “le ombre della morte avevano coperto i suoi occhi”, eppure appena sente Ulisse, gli corre incontro e scodinzola al padrone perso e ritrovato. Sarà l’unico a farlo. Il re Telemaco guarda Ulisse e nei suoi tratti non vede alcunché di familiare. Suo figlio lo prenderà per un dio, la moglie Penelope piena di dubbi si rifiuterà di credere alla sua identità fino a quando non vedrà sul suo corpo i “segni segreti” che conosceva, così come la nutrice Euriclea che lo riconosce da una cicatrice.

Come è possibile vedere una persona (anche cara) dopo vent’anni ed essere certi che è lei? E’ il problema vissuto da tanti bambini durante la seconda guerra mondiale: al rientro, dopo anni e anni di assenza, non vedevano davanti a sé il proprio padre ma un estraneo. In Alla Ricerca del Tempo Perduto Proust scrive che “Riconoscere qualcuno significa pensare con un denominatore comune a due cose contraddittorie, significa cioè ammettere che ciò che era, l’essere di cui ci si ricorda non è più e che quello che è adesso è un essere che non si conosce”.

Per riunire queste due immagini in un’unica identità, ricorriamo ai segni: la memoria non basta. Non abbiamo la fortuna di un olfatto come quello del vecchio Argo, privo della vista ma ricco di certezze. A differenza della memoria visiva, quella olfattiva (tanto nell’uomo che nell’animale) è meno soggetta alle manipolazioni e ai cambiamenti: trattiene intatti gli odori. Per questo, secondo alcuni studiosi, i ricordi di odori, sapori e di arie musicali sono più carichi di emozioni e poco suscettibili al passare del tempo.

Il secolo che sta volgendo al termine è stato dominato dagli acidi nucleici e dalle proteine. Il prossimo si concentrerà sulla memoria e sul desiderio. Sarà in grado di rispondere alle domande che questi temi sollevano?
François, Jacob, Il topo, la mosca e l’uomo (1998)