Il déjà-vu, ricordo di un sogno o di un passato lontano.

I sogni esistono: l’elettroencefalogramma registra l’attività cerebrale, molto intensa durante le fasi del sogno. Dove vanno quando ci svegliamo? Si volatilizzano o vengono memorizzati da qualche parte nel nostro cervello?

La domanda è di antica data. Nel sogno, il cervello è libero dalle costrizioni date dalla coscienza (dalla logica, dai vincoli del possibile ed immaginabile) e può quindi spaziare dovunque, dal passato al presente, come in un laboratorio di gioco e simboli. Per alcuni studiosi, è proprio in questa creatività incontrollata che possiamo trovare la spiegazione del déjà-vu (già visto, già vissuto) e del “già sentito”, quelle esperienze cioè dove abbiamo la sensazione di rivivere un momento già trascorso (visto e sentito). Si tratterebbe di una sovrimpressione, tra ciò che abbiamo sognato e memorizzato solo in maniera labile e ciò che ci sta capitando, un’evocazione di un passato di cui però non abbiamo che vaga rimembranza.

Se gli psicoanalisti ritengono che il déjà-vu sia l’emergere fugace di un ricordo respinto, altri ritengono si tratti di fenomeni parapsichici o addirittura di una vita anteriore

Il secolo che sta volgendo al termine è stato dominato dagli acidi nucleici e dalle proteine. Il prossimo si concentrerà sulla memoria e sul desiderio. Sarà in grado di rispondere alle domande che questi temi sollevano?
François, Jacob, Il topo, la mosca e l’uomo (1998)