Esiste un’unica memoria o un sistema di memorie?

Gli scienziati che si occupano di memoria sono divisi oggi in due fazioni: chi crede che abbiamo un’unica memoria e quelli che invece sostengono che di memorie ne abbiamo tante, un vero e proprio sistema.

Non è – anche se lo può sembrare – una domanda oziosa. Cerco in questo post di spiegarvene il motivo. Dunque, una o un sistema. A qualcuno, forse, farà pensare quanto è già avvenuto con il concetto di intelligenza. Per duemila anni la nostra cultura e il nostro sistema educativo ci hanno convinti che esistesse un’unica intelligenza (quella logico-matematica di carattere simbolico) e che chi non corrispondeva a quei criteri (rigidamente misurati su scale di intelligenza dai nomi quasi impronunciabili, dalla Stanford Binet al Q.I. della Wechsler) fosse persona non intelligente, ovverossia stupido. Poi negli anni ottanta del secolo scorso è arrivato il nostro salvatore: tale Howard Gardner ci ha spiegato che no, non esistono dicotomie così rigide nel campo dell’intelligenza. Si può essere negati per la matematica o avere un vocabolario risicato di massimo duemila parole ed essere, ciononostante, ottimi musicisti, straordinari danzatori oppure dei geni nelle relazioni interpersonali. Quindi intelligenti si può esserlo in tanti modi, grazie Gardner ;-)

Con la memoria, sta, in parte, avvenendo lo stesso processo, anche se la discriminante si dibatte su un livello più teorico. Ritenere che esista un’unica memoria centralizzata o piuttosto un sistema multi-componenziale di memorie che agiscono come unità autonome pur se gerarchicamente interdipendenti, comporta tante differenze nella definizione di memoria e nella modalità di misurarla, gestirla, curarla… Gli studiosi convinti che abbiamo un’unica memoria stanno indagando i casi di incongruenza (per esempio tra memoria esplicita cioè quella di cui siamo coscienti e quella implicita, conoscenze che abbiamo ma non sappiamo spiegarne l’origine o che non sappiamo descrivere). Gli scienziati che partono da un modello multicomponenziale invece studiano separatamente i vari fenomeni, poco interessati a domande sul perché e sul come, ma piuttosto sulle differenze tra i vari moduli e sulla possibilità di integrarli per potenziarli reciprocamente.

Per chi non si occupa di scienza o di filosofia della scienza, è bene sottolineare che i modelli scientifici sono sempre e solo delle mappe rispetto ad un territorio (la natura, il mondo) che non conosciamo mai perfettamente. Un grande filosofo inglese, Karl Popper, diceva che noi guardiamo la realtà sempre partendo da teorie, un modo elegante per dire che vediamo il mondo partendo da quello che conosciamo (cioè con gli strumenti sensoriali, cognitivi, concettuali, operativi di cui disponiamo) e da quello che cerchiamo. Vari esperimenti ce lo hanno dimostrato in maniera inconfutabile. Il più divertente (secondo me) è quello fatto parecchi anni fa in un college americano. Molti studenti (giovani e arguti, non parliamo di anziani e persone con supposti deficit visivi o disturbi attenzionali o cognitivi) guardano una partita di basket. A tutti è stato richiesto di osservare in particolare il gioco della squadra bianca. A metà partita entrano in campo due persone travestite da gorilla (neri), fanno un passaggio tra i giocatori, avanti e indietro passandosi una palla e poi se ne vanno. Al termine della partita, è stato chiesto al pubblico (individualmente) di dire se era successo qualcosa di strano durante la partita. A chi diceva di no, venivano fatte domande ulteriori per verificare se l’episodio dell’invasione di campo era stato notato. Vi stupirà sapere che la maggior parte del pubblico non ha visto i gorilla o – se li ha visti – non li ha memorizzati. Non se ne ricordano. C’è stato qualcosa durante la partita che li ha incuriositi, ma non sapevano dire di cosa si trattasse. Questo esperimento è stato ripetuto molte altre volte, anche davanti a platee di professori universitari, psicologi ed altre categorie professionali, sempre con analoghi risultati. Conclusione: vediamo (e memorizziamo) solo una parte di ciò che c’è da vedere, quello che ci interessa di volta in volta. Tornando al nostro discorso di base cosa significa questo? Che il modello di memoria che gli scienziati hanno determinerà, in gran parte, quello che troveranno (come lo cercheranno, le possibili terapie che sperimenteranno, eccetera) e se e quando – per esempio – riusciranno a trovare soluzioni per i più comuni problemi di memoria, dall’Alzheimer alle amnesie.

Approfondimenti sulla parte relativa alle diverse posizioni degli scienziati nello studio della memoria: Endel Tulving, I concetti di memoria. Contenuto in: Endel Tulving e Fergus I.M. Craik (ed), The Oxford Handbook of Memory, Oxford University Press, 2000

Il secolo che sta volgendo al termine è stato dominato dagli acidi nucleici e dalle proteine. Il prossimo si concentrerà sulla memoria e sul desiderio. Sarà in grado di rispondere alle domande che questi temi sollevano?
François, Jacob, Il topo, la mosca e l’uomo (1998)