Come mai conserviamo ben pochi ricordi della prima infanzia?

Gli psicologi definiscono questa perdita di memoria col termine di amnesia infantile. Sulle cause dell'amnesia infantile esistono due teorie diverse: buona parte degli psicologi sostengono che l'amnesia infantile sia legata al passaggio da una mente prelinguistica, che registra esperienze sulla base di immagini visive, sensazioni ed emozioni a una mente strutturata dal linguaggio e dalle sue regole che fa sì che, quando rievochiamo memorie, ci parliamo e raccontiamo storie in silenzio: "Quella volta che sono andato in campagna e, per la prima volta, ho visto le galline che razzolavano", oppure "quel compagno dell'asilo che sedeva a fianco a me e con cui mi sono bisticciato per un motivo che non ricordo". E' vero che gran parte dei nostri ricordi sono di tipo linguistico e che a un certo punto della nostra infanzia si verifica una specie di ricambio, di sostituzione delle memorie prelinguistiche con quelle linguistiche, anche in quanto maturano i centri del linguaggio, situati nell'emisfero sinistro, che sono ancora immaturi nei primi anni di vita. La teoria linguistica è quindi per metà culturale e per metà biologica in quanto il linguaggio, e la classificazione linguistica dei ricordi, è anche espressione del processo di sviluppo del cervello. Tuttavia non tutti i ricordi, anche quelli degli adulti, sono basati su un silenzioso linguaggio della mente, il che fa pensare che vi siano altri motivi alla base dell'amnesia infantile. La spiegazione più plausibile è quella che attribuisce all'immaturità della corteccia frontale -meno sviluppata di altre aree corticali- la causa del blocco dei ricordi precoci. Quest'area del cervello, situata dietro la fronte, svolge insieme alle altre strutture nervose che abbiamo passato in rassegna, un ruolo essenziale non tanto per registrare e codificare i ricordi -che sono invece distribuiti in diverse aree della corteccia cerebrale- ma per consentire l'accesso e richiamare alla mente i ricordi, selezionando quelli più appropriati. Secondo quest'ipotesi, tracce delle nostre esperienze infantili sarebbero quindi sepolte in qualche ambito dei nostri circuiti nervosi ma non possono essere riportate alla luce, proprio come avviene in alcuni casi di lesioni e danni della corteccia frontale nell'adulto.

Il secolo che sta volgendo al termine è stato dominato dagli acidi nucleici e dalle proteine. Il prossimo si concentrerà sulla memoria e sul desiderio. Sarà in grado di rispondere alle domande che questi temi sollevano?
François, Jacob, Il topo, la mosca e l’uomo (1998)