Sicuri della fedeltà della vostra memoria?

Come i singoli ricordi dipendono dalla ricostruzione di un puzzle composto da diversi frammenti, ad esempio percezioni visive, uditive, olfattive, criteri semantici ecc., così le memorie della nostra vita dipendono dal mettere insieme frammenti disparati. Ognuno di noi si racconta storie sul proprio passato e man mano ristruttura il significato dei singoli ricordi, cosicché la realtà delle memorie diventa progressivamente meno importante rispetto alla sua ricostruzione che implica distorsioni, abbellimenti, omissioni, trasformazioni.

La memoria può essere infedele. E' un tema che è stato affrontato da Sigmund Freud nel 1897 quando il padre della psicoanalisi si soffermò sul significato dei ricordi di presupposti traumi e violenze sessuali risalenti all'infanzia del paziente. Freud, inizialmente, ritenne che questi ricordi che affioravano sotto ipnosi o nel corso dell'analisi, fossero veritieri e che bisognasse prestare loro fiducia; ma in seguito egli giudicò che si trattasse di confabulazioni fantastiche e che le memorie dei -presupposti- abusi sessuali risalenti all'infanzia fossero in realtà delle "memorie schermo", distorsioni o proiezioni che, attraverso immagini visive "inventate" raffiguravano i desideri o i conflitti inconsci del paziente oppure facevano in modo di non fronteggiare quanto sui era realmente verificato. Ad esempio, secondo Freud il riaffiorare di (false) memorie relative a (presunti) abusi sessuali nel corso dell'infanzia poteva dipendere da non esplicitate o esplicitabili pulsioni erotiche nei confronti della persona responsabile del presunto abuso.

Freud non chiarì mai in che modo l'analista potesse separare le memorie reali o attendibili da quelle false o "di schermo" mentre altri studiosi della psiche hanno cercato di separare queste due diverse componenti dei ricordi.

Le "false memorie", in realtà, riguardano situazioni diverse come l'ipnosi e la psicoterapia. Prendiamo il primo caso. In un esperimento un gruppo di volontari è stato sottoposto ad ipnosi: mentre essi erano in stato ipnotico lo psicologo suggerì loro una serie di esperienze come l'essersi smarriti in un supermercato, l'aver perduto la strada di casa, eccetera. Ebbene, una volta emerse dall'ipnosi queste persone ricordavano vagamente le false esperienze e, man mano, le arricchivano di nuovi particolari, costruendo in tal modo false memorie. Qualcosa di simile può verificarsi, sia pure in forma meno drastica, in altre situazioni: una, abbastanza classica, riguarda il rapporto psicoterapeutico in cui il paziente può ritenere di avere individuato un vago e lontano ricordo, che eventualmente sembra risalire all'infanzia, e in seguito a qualche forma di incoraggiamento da parte dell'analista, che ritiene quel ricordo significativo o che è comunque interessato a quella proiezione simbolica, si fabbrica gradualmente una falsa memoria, dotata di connotazioni sempre più vive e precise. In una situazione "credibile" come quella dell'analisi, il paziente può interpretare qualsiasi situazione soggettiva indotta da uno stimolo, ad esempio un'associazione provocata dall'analista, in termini di vaghe sensazioni familiari, sensazioni e immagini che fanno ritenere che la traccia di un ricordo sopito si stia risvegliando e materializzando. Insomma, in questo viaggio in un falso passato, il paziente -che alcuni definiscono col termine di "mentitore onesto"- aggrega intorno a un falso nocciolo originario brandelli di immagini ed esperienze della propria vita ma anche situazioni, descrizioni ed immagini cui ha assistito o che ha sentito raccontare.

Il secolo che sta volgendo al termine è stato dominato dagli acidi nucleici e dalle proteine. Il prossimo si concentrerà sulla memoria e sul desiderio. Sarà in grado di rispondere alle domande che questi temi sollevano?
François, Jacob, Il topo, la mosca e l’uomo (1998)