Use it or lose it.

Studiate ragazzi, è importantissimo. Perché? Accanto ai risaputi motivi che zelanti genitori sono sempre pronti a ricordarvi (per trovare un lavoro migliore, guadagnare di più, avere un futuro più sereno, essere più consapevoli, ecc ecc) eccovi un altro motivo: è l’unico strumento per combattere la demenza di Alzheimer.

So che ora vi sembrerà un problema lontano, ed è giusto, ma è bene sappiate che lavorare con il cervello lo aiuta a rimanere più attivo, prestante e tonico anche negli anni della vecchiaia. Sono ormai numerosi gli studi che dimostrano come un limitato numero di anni di studio è associato ad un più precoce declino della memoria, delle abilità verbali e dello stato mentale. Le persone con un livello di istruzione più elevata “entrano” nella patologia di Alzheimer più gradualmente: presentano cioè difficoltà nelle abilità cognitive in uno stadio più avanzato della malattia, mentre quelli con istruzione più bassa hanno difficoltà già ai primi stadi di esordio della demenza.

Da quanto emerge dagli studi, non è che l’abitudine ad una maggiore attivazione cerebrale (come nel caso di legge e studia per tutta la vita) rallenti la demenza, ma fornisce al cervello la capacità di compensare con percorsi vicarianti, alternativi. Fornisce cioè al cervello una maggiore dose di riserve cognitive, che può essere utilizzato per superare ostacoli e trovare soluzioni. Facciamo un esempio semplice: se voi camminate tutti i giorni, la muscolatura del vostro corpo sarà tonica ed esercitata, cosicché - nel caso di caduta o incidente - avrete più capacità a riprendervi e a rimettervi in forma; per contro, chi è sempre seduto e non sviluppa i muscoli, nel caso di una caduta troverà grande difficoltà a rimettersi in sesto, mancandogli la struttura muscolare necessaria per farlo.

Il cervello è un muscolo. Gli inglesi, grandi maestri nella capacità di sintesi, ripetono sempre: use it or lose it (usalo o perdilo). Vale tanto per il corpo, che per cervello e la memoria. Meno li usi, più sarai usato da loro… o meglio dalla loro mancanza.

Per approfondimenti: Mellanie V. Springer, Anthony R. McIntosh, Gordon Winocur, and Cheryl L. Grady, The Relation Between Brain Activity During Memory Tasks and Years of Education in Young and Older Adults, Neuropsychology, 2005, Vol. 19, No. 2, 181–192.

Il secolo che sta volgendo al termine è stato dominato dagli acidi nucleici e dalle proteine. Il prossimo si concentrerà sulla memoria e sul desiderio. Sarà in grado di rispondere alle domande che questi temi sollevano?
François, Jacob, Il topo, la mosca e l’uomo (1998)