Cosa è il déjà vu?


A volte si ha l'impressione di aver già visto una scena o un luogo in cui non siamo mai stati oppure di aver già vissuto una particolare esperienza. Da cosa dipende questa sensazione inquietante che fa pensare all'esistenza di una realtà paranormale? Sono situazioni che vanno sotto il nome di "déjà vu" (già visto): a queste senzazioni sera già interessato Sigmund Freud che è stato tra i primi a tentare una spiegazione di questo fenomeno. Secondo la psicoanalisi si tratta di una sensazione è legata al desiderio che qualcosa si compia o si ripeta. Il déjà vu non sarebbe altro che il desiderio di ripetere un'esperienza del passato ma in un modo più soddisfacente, il che comporterebbe una sensazione ambigua motivata, appunto, da un desiderio da soddisfare.

Per gli studiosi del cervello e della memoria le esperienze di déjà vu avrebbero invece un'origine diversa. Una prima spiegazione ricorre a un modello della memoria di tipo olografico: gli ologrammi sono quelle fotografie che, osservate da un particolare angolo visivo, appaiono in rilievo. Nell'ologramma ogni punto dell'immagine contiene l'insieme delle informazioni necessarie a ricreare l'immagine completa: anche un frammento dell'immagine può ricreare il tutto, ma più piccolo è il frammento, meno a fuoco risulta l'immagine. Se allora consideriamo le memorie come ologrammi, il fenomeno del déjà vu potrebbe essere legato all'innesco di un frammento di ricordo troppo piccolo perché la memoria possa risultare "a fuoco". Immaginiamo che un ricordo venga depositato nel cervello sotto forma di ologramma e che questo contenga una serie di informazioni, sensoriali, emotive e cognitive che nel loro insieme costituiscono il ricordo: un dettaglio, ad esempio il tono di una voce, un particolare del viso di una persona, una sensazione emotiva, possono innescare e ricostruire quel particolare ricordo nella sua interezza. Ma immaginiamo adesso che una sensazione, un'emozione, un messaggio visivo rassomiglino a un qualche dettaglio del ricordo precedente: il cervello confonde il presente col passato e si ha l'impressione di aver già visto quella scena o vissuto quella situazione.

Esiste però un'altra spiegazione secondo cui il déjà vu dipenderebbe da un mutamento nel ritmo con cui si verificano percezioni e memorie. Secondo questa teoria le sensazioni che derivano da una particolare esperienza non vengono percepite immediatamente dal cervello - a causa di una qualche inefficienza del sistema - mentre l'informazione viene subito registrata sotto forma di memoria. Come conseguenza di questa alterata sequenza temporale di sensazioni e memorie si ha l'impressione che un evento venga vissuto e ricordato simultaneamente. Quale che sia la spiegazione, la sensazione di déjà vu è inquietante, perché sentiamo che la nostra mente ci appare estranea, la memoria inaccessibile. Ma non è detto che il nostro lavoro di ricerca della situazione "già vissuta" sia coronato dal successo, perché le memorie possono essere inaccessibili alla coscienza: capita così ai neonati, il cui comportamento può essere influenzato da esperienze precoci che fanno capo alla cosiddetta memoria implicita, un tipo di memoria che non viene "esplicitata", che lascia traccia di sé senza che si verifichino forme di coscienza, come avviene per le memorie procedurali.

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Il secolo che sta volgendo al termine è stato dominato dagli acidi nucleici e dalle proteine. Il prossimo si concentrerà sulla memoria e sul desiderio. Sarà in grado di rispondere alle domande che questi temi sollevano?
François, Jacob, Il topo, la mosca e l’uomo (1998)