Da vecchi si perde la memoria?

I dati neuro-scientifici e psicologici a nostra disposizione dicono di no. Ma non è una novità, già Cicerone lo ha scritto con parole che sono rimaste memorabili ;-) nei secoli:

Ma nei vecchi la memoria vien meno. Certo, se essi non la esercitano, o se sono per natura un poco tardi. Temistocle sapeva a mente i nomi di tutti i suoi concittadini: forse che egli, giunto agli ultimi anni della sua vita, salutasse per Lisimaco chi invece era Aristide? Io non solo conosco tutti gli uomini di questa generazione, ma conobbi anche i loro padri e gli avi, e non temo, leggendo le iscrizioni sepolcrali, di perdere, come è credenza comune, la memoria; anzi questa lettura richiama in me il ricordo degli estinti. Né ho mai udito che uno da vecchio dimenticasse il luogo dove aveva sepolto un tesoro. I vecchi ricordano benissimo tutto quello che a loro importa: i giorni in cui devono comparire a giudizio, i creditori, i debitori… non si perde insomma la vivacità della mente nei vecchi, purché essi non abbandonino lo studio e l’attività. E ciò non solo per gli uomini illustri e insigniti di cariche, ma anche per quelli che vivono la loro vita privata e tranquilla.


Da: Marco Tullio Cicerone, Della Vecchiaia, 4° edizione, Edizioni Paoline (titolo originale: Cato maior de senectute)

Il secolo che sta volgendo al termine è stato dominato dagli acidi nucleici e dalle proteine. Il prossimo si concentrerà sulla memoria e sul desiderio. Sarà in grado di rispondere alle domande che questi temi sollevano?
François, Jacob, Il topo, la mosca e l’uomo (1998)