Immagini e memoria. Quale rapporto?

Le immagini si equivalgono nel loro potere di generare memorie oppure alcune immagini hanno la capacità di stimolarci di più e quindi di essere ricordate più a lungo e meglio? La nostra reattività alle immagini dipende in gran parte dal ruolo di "sentinella" esercitato dall'ippocampo, la struttura nervosa che interviene in tanti aspetti della memoria: se ci troviamo di fronte ad immagini di paesaggi o di volti usuali, l'ippocampo non si attiva; ma se l'immagine ci fa vedere un paesaggio incongruo, ad esempio il duomo di Milano con una cupola, piazza San Pietro con un fiume che l'attraversa o un volto umano con un naso orizzontale anziché verticale, l'ippocampo reagisce e segnala la novità, stimolando l'attenzione e i processi di codificazione.

La nostra risposta ad alcuni tipi di stimoli incongrui è una caratteristica innata. Ad esempio, i lattanti reagiscono alla fotografia di un volto umano "anormale" -con la bocca al posto del naso o con un solo occhio- in modo nettamente superiore che alla fotografia di un volto normale. Col tempo, man mano che aumentano esperienze e apprendimenti, la nostra conoscenza della realtà e visione del mondo fa sì che ci attendiamo che alcune regole vengano rispettate o che alcune memorie "note" non vengano sovvertite. I pubblicitari conoscono bene queste leggi della mente e, se vogliono catturare la nostra attenzione e penetrare nella nostra memoria, utilizzano immagini incongrue, come ad esempio una donna con tre gambe o un oceano da cui emergono atolli su cui si innalzano grattacieli: in tal modo stimolano l'ippocampo che può allertare la corteccia prefrontale a codificare quello stimolo.

Il secolo che sta volgendo al termine è stato dominato dagli acidi nucleici e dalle proteine. Il prossimo si concentrerà sulla memoria e sul desiderio. Sarà in grado di rispondere alle domande che questi temi sollevano?
François, Jacob, Il topo, la mosca e l’uomo (1998)