I vuoti di memoria.

Richard Wagner, nel 1871, stava dirigendo il concerto del preludio di Tristano quando si ferma improvvisamente: “Cosa succede? Non conosco il seguito”. Fu necessario andare a recuperare uno spartito a Karlsruhe (il concerto era a Mannheim!) per poter superare il blocco. Può sembrare una leggenda, non fosse supportata dalle lettere di Wagner. Un caso di demenza di Alzheimer? No, un caso di vuoto di memoria, quello che spesso terrorizza le notti e i sogni dei ragazzi in procinto di esami.

I vuoti di memoria sono possibili soprattutto quando apprendiamo delle informazioni che vengono memorizzate in rigido ordine sequenziale: se perdiamo un passaggio, non sappiamo come procedere, è come se improvvisamente il percorso fosse sfumato e ci ritroviamo al limite estremo di una strada che termina nel deserto. Il meccanismo cerebrale che sta alla base di questo tipo di apprendimenti sequenziali è la depolarizzazione che stimola una rete di neuroni al momento di memorizzazione: quasi una traccia che ricorda un disco in vinile. Basta però che, al momento della ripetizione, questa onda di depolarizzazione neuronale si perda oppure che un elemento estraneo (esterno) disturbi il meccanismo, che rimaniamo bloccati nel vuoto.

Che fare? Innanzitutto, rilassiamoci, respiriamo bene, approfittiamo dell'occasione per ricordarci che non siamo onnipotenti: l'autoironia è sempre gradita (e piuttosto utile nella vita, soprattutto in casi imbarazzanti come questi ;-). Poi possiamo ricorrere all’aiuto delle memorie. La memoria uditiva, per esempio può aiutare la memoria recitativa: il ritmo e l’armonia aiutano a ritrovare la successione naturale. Anche la memoria visiva può aiutare: possiamo cercare di ricordare la pagina. Gestire l’emozione e saper ridere di sé, probabilmente, rappresentano la strategia che meglio può aiutarci a toglierci dall’imbarazzo e dalla difficoltà. Siamo consapevoli che il vuoto di memoria può capitare e, se capita, non temiamo che si tratti di un buco nero onnivoro di dati e conoscenze. Non si mangia nulla, appena l’avremo superato tutto tornerà come prima e ci lascerà forse spaventati e più consapevoli dell’importanza (e della fuggevolezza) della nostra memoria.

Il secolo che sta volgendo al termine è stato dominato dagli acidi nucleici e dalle proteine. Il prossimo si concentrerà sulla memoria e sul desiderio. Sarà in grado di rispondere alle domande che questi temi sollevano?
François, Jacob, Il topo, la mosca e l’uomo (1998)