Il caso Bubbles P.

Bubbles P. è un giocatore d’azzardo professionista di Filadelfia. Gli psicologi potrebbero definirlo un ossessivo-compulsivo, una persona con una mania di cui è diventato schiavo: passa tutto il suo tempo a scommettere. Lancia dadi nelle sale da gioco di Filadelfia, dà le carte nella partite illegali a poker ed escogita sempre nuovi sistemi per vincere alla lotteria. Non è una persona colta nel senso classico del termine, agli atti sembra che abbia letto sì e no due libri in tutta la sua vita, eppure è diventato un caso unico per gli studiosi della memoria.

Tutti noi sappiamo ricordare e ripetere in ordine al massimo sette cifre (o blocchi di informazione) che abbiamo visto o sentito. È la regola del magico numero 7 (più o meno due) descritta da Miller tanti anni or sono: la nostra memoria di lavoro ha una capienza limitata e, a meno che noi non ci focalizziamo su quelle informazioni continuando a ripeterle ed ignorando qualsiasi altro tipo di stimolo (interno o esterno), dopo un breve intervallo quelle informazioni ci abbandonano e vengono soppiantate da altre più recenti.

Per Bubbles P. non è così. Lui riesce a sentire un’unica volta una sequenza di venti informazioni o più e le ricorda perfettamente avanti e indietro, anche dopo parecchio tempo. Come fa? E’ un uomo con una memoria straordinaria e benché sia un mistero come sia possibile, l’ipotesi più accreditata degli psicologi cognitivi è che ci riesca grazie a specifiche strategie di codifica che riesce ad adottare quasi implicitamente. Isola senza sforzo delle sequenze brevi (già dotate di un senso per lui) e poi unisce questi microspezzoni o unità significative in stringhe lunghissime. Non ricicla i numeri come fossero sempre nuovi, ma collega le cifre in entrata alle conoscenze già presenti nella sua memoria. In questo modo, ha sviluppato nel tempo una capacità straordinaria. Non per tutte le memorie: parole, volti, luoghi ed oggetti non hanno per lui uguale fascino e non ha strategie migliori di qualunque altro essere umano. Ciò che del suo caso dovrebbe farci riflettere, come ha suggerito un tempo Einstein, è che quello che può fare uno di noi, potenzialmente lo possiamo fare tutti. Basta impegnarsi!

Daniel L. Schacter, Alla ricerca della memoria, Einaudi, 2001

Il secolo che sta volgendo al termine è stato dominato dagli acidi nucleici e dalle proteine. Il prossimo si concentrerà sulla memoria e sul desiderio. Sarà in grado di rispondere alle domande che questi temi sollevano?
François, Jacob, Il topo, la mosca e l’uomo (1998)