Il sottile, sconosciuto potere della memoria.

Viene detta una piccola frase di fronte ad un Tale.
Questa frase lo colpisce. La sua attenzione è attivata;
ciononostante, questa frase non lo interessa quasi per nulla.
La dimentica.
Ma non viene rimossa.
Si perpetua e si rigenera in lui senza che questi se ne accorga.
Ma continua a generare sensazioni.
Riuscite a scorgerla nella parte più segreta di questo individuo, divenuta attesa e attività sconosciuta?
Un giorno, ritirerà fuori il suo effetto potente ed inatteso, senza palesarsi.
Ignorerà l’origine del nuovo vigore.
Questo lavoro interiore può generare molte trasformazioni sorprendenti che appariranno come spontanee.

Da: Paul Valéry, Quaderni (tomo III), Adelphi, Milano 1988

Paul Valéry non amava la memoria. Gli rimproverava l’evoluzione segreta, quel lavorio silenzioso e continuo tipico dei ricordi, che li rende in parte indipendenti dalla nostra volontà e dal nostro controllo eppure così pervicacemente capaci di influenzare il nostro pensiero, il nostro comportamento e la nostra identità.

Pur con tutte le conoscenze maturate in questi anni sulla memoria, grazie ai pazienti e geniali studi dei neuro scienziati e degli psicologi cognitivi, ancora ci sfugge perché certi ricordi rimangono fissi nella nostra mente, e altri non riescono a sopravvivere alla caducità. Ormoni e neurotrasmettitori, secreti dai neuroni stessi o proveniente dall’esterno del cervello, portati dal sangue, continuano imperterriti per tutta la nostra vita il loro lavoro: cancellano senza sosta, modellano nuovamente, estendono o consolidano le sinapsi. La nostra vita è anche il risultato di tutto questo lavoro, di cui siamo solo in parte responsabili e ancora meno consapevoli.

Il secolo che sta volgendo al termine è stato dominato dagli acidi nucleici e dalle proteine. Il prossimo si concentrerà sulla memoria e sul desiderio. Sarà in grado di rispondere alle domande che questi temi sollevano?
François, Jacob, Il topo, la mosca e l’uomo (1998)