L’oblio, primo dono di Prometeo agli uomini.

Ricordare sembra un’attività positiva, auspicabile, da favorire (e potenziare) sempre e comunque. Sapere e ricordare è meglio. Sarà davvero così? Nel caso dei traumi, l’oblio è un meccanismo psicologico che ci tutela da conoscenze talmente difficili e pesanti da risultare talora proprio insopportabili. La nostra mente, dunque, le avvolge con un velo di oblio e preserva la nostra salute mentale inducendoci ad una ignoranza che ci consente la sopravvivenza.
E’ la funzione preservante e positiva dell’oblio che ricaviamo anche alla mitologia greca. L’oblio è un dono che Prometeo fa agli uomini, prima ancora di dar loro il fuoco e di ammaestrarli nella techne e nelle arti. Nel “Prometeo incatenato” di Eschilo, il protagonista dice “spensi all’uomo la vista della morte” e la Corifea chiede “che farmaco trovasti a questo male?” Lui risponde”seminai la speranza che non vede”. Prima di Prometeo, gli uomini alla vista della morte subìta erano scettici e simili a larve di sogni; passavano il tempo abitando sotto la terra non rallegrati dal sole, in antri profondi. Per restituirli alla vita, Prometeo ha regalato loro una speranza che – per definizione – non vede, un oblio che (probabilmente) sa e finge di non sapere. Un oblio che assomiglia alla capacità di giocare un gioco sapendo che è un gioco ma fingendo insieme che non lo sia.

Il secolo che sta volgendo al termine è stato dominato dagli acidi nucleici e dalle proteine. Il prossimo si concentrerà sulla memoria e sul desiderio. Sarà in grado di rispondere alle domande che questi temi sollevano?
François, Jacob, Il topo, la mosca e l’uomo (1998)