Rammentare e ricordare. Se la memoria diventa un freno.

La musica ha molto da insegnare a tutti. Disciplina, bellezza, armonia. Anche saggezza. Nelle parole che seguono, tratte dall’appassionante, godibilissimo libro del grande pianista e direttore d’orchestra Daniel Barenboim, alcune parole sulla memoria. Non piaceranno a tutti, anzi dispiaceranno a tanti. Ma se ricordare è (quasi) sempre un bene, diventa potenzialmente lesivo quando impedisce di crescere e di andare avanti, con la ricchezza e la maturità scaturita proprio da quello che tentiamo di ricordare o meglio di non scordare. In taluni casi, dimenticare è un reato. Ma tentare di bloccare la vita e la storia lo è ugualmente: significa rimanere immobili nel passato togliendogli la possibilità di insegnarci qualcosa per il futuro.

Israele sta perdendo la sua capacità di rammentare; ricorda e basta. Anche questo sarebbe impossibile dentro una qualsiasi forma musicale. Quando, nella forma-sonata, un tema ha attraversato tutti gli sviluppi e le modulazioni possibili, e fa la sua seconda entrata nella ripresa, esso è il risultato dell’intera esperienza, e non solo di un unico evento, per quanto drammatico o importante possa essere stato. L’olocausto, in termini storici, è un episodio. Ovviamente, in quanto episodio di esecrabile vastità, deve essere riconosciuto e studiato dal mondo intero, palestinesi compresi, per impedire che possa ripetersi in qualche altro momento, in qualche altro luogo nel mondo…

Daniel Barenboim, La musica sveglia il tempo, Feltrinelli, Milano 2007
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Il secolo che sta volgendo al termine è stato dominato dagli acidi nucleici e dalle proteine. Il prossimo si concentrerà sulla memoria e sul desiderio. Sarà in grado di rispondere alle domande che questi temi sollevano?
François, Jacob, Il topo, la mosca e l’uomo (1998)