Quel che resta. L'importanza della memoria

I giorni se ne vanno io rimango”. Il passato non è qualcosa che mi sottrae dal presente per lamentarsene e tenergli il broncio. Appartiene all’istante che sto vivendo. Gli dà spessore. I miei ricordi non suscitano in me rimpianto, ma stupore e gratitudine. Mi è stato dato molto più di quanto meritassi, a tal punto che a volte domando se non dovrei restituire ciò che mi è stato accordato indebitamente. Continuo a lustrare quegli istanti perfetti. La loro dolcezza aumenta. Quando mi capita di attraversare un brutto periodo, posso sempre andarli a cercare nel granaio della memoria. Forse, un giorno, non avrò più fiato per salire la scala che mi porta fin lassù. In mancanza di queste sementi, sarà come danzare con la pancia vuota davanti a una credenza chiusa a doppia mandata.

L’autentica e patetica lacerazione avverrà quando non ci saranno più le persone con le quali posso chiacchierare dei nostri cari scomparsi. Le mie parole, le mie evocazioni si perderanno nel deserto e allora saprò di essere irrimediabilmente solo.
Ma non sono solo su questa terra. Il mondo continua a parlarmi, a farmi arrivare messaggi odorosi, sonori, a volte tattili. Per strada mi faccio largo, mi urtano o mi cedono il passo. Accade che qualcuno risponda al mio sorriso con un altro sorriso. Questa mattina scherzavo con una cassiera di un piccolo supermercato. Lei mi risponde gentilmente: “Non mi meni per il naso!” Menare per il naso è un’espressione che pensavo non si usasse più e sono affascinato che a pronunciarla sia una ragazza. Mentre cammino affaccendato per il mercato, un giovane che conosco appena, un po’ brillo, dal mestiere dubbio, mi apostrofa così: “La furia di esistere, in uno come lei, mi sbalordisce”. Che bella frase pronunciata da un individuo che credevo insignificante!

Non sono solo. Sulla panchina di un giardino pubblico incontro alcuni compagni di sventura, o meglio di vecchiaia, ammesso che questa costituisca una forma di sventura. Chiacchieriamo. Quando manca loro un compagno per formare un terzetto, chiedono la mia collaborazione. Perdonano la mia goffaggine: mi piace tirare, ma è più facile che colpisca le mie bocce che quelle degli avversari. Per simpatia, indosso volentieri, come loro, un piccolo casco, ma è davvero strano sulla mia coda di cavallo!

La mia curiosità del futuro è rimasta intatta. Secondo me, è più ricca che in passato. La musica, la pittura, l’architettura hanno imboccato strade nuove. Credo di scoprire, al tempo stesso, minacce e promesse. Stiamo saccheggiando il nostro pianeta: quale a poco a poco, di avere degli obblighi nei confronti degli altri continenti. Una simile storia meriterebbe che io assistessi al suo avvento. In un certo senso, la nostra società e la nostra terra sono più belle che mai.

Pierre Sansot, Quel che resta. L’importanza della memoria, Tropea, 2008

Il secolo che sta volgendo al termine è stato dominato dagli acidi nucleici e dalle proteine. Il prossimo si concentrerà sulla memoria e sul desiderio. Sarà in grado di rispondere alle domande che questi temi sollevano?
François, Jacob, Il topo, la mosca e l’uomo (1998)