I miti della memoria: Sir Frederic Bartlett

Uno dei più illustri antesignani della psicologia cognitiva e sociale, Sir Frederic Charles Bartlett (1886-1969) è stato professore di psicologia sperimentale dell'Università di Cambridge dal 1931 al 1951. Con Kenneth Craik ha fondato l'unità di ricerca in psicologia applicata del Medical Research Council's (APU) a Cambridge nel 1944, di cui è diventato direttore dopo la morte di Craik nel 1945. Membro della Royal Society dal 1932 (caso quasi unico per uno psicologo!). La società britannica di Ergonomia ha istituito un premio in suo onore (la Bartlett Medal) e la Società britannica di Psicologia Sperimentale tiene ogni anno una Bartlett Lecture.

La memoria. Studio di psicologia sperimentale e sociale”, probabilmente la sua opera più importante, è stato pubblicata nel 1932 ma mantiene ancora oggi di straordinaria modernità e freschezza. Sottolinea con particolare enfasi il ruolo determinante che l’immaginazione gioca nella ricostruzione dei ricordi. Per Bartlett, il ricordo delle percezioni o degli avvenimenti passati è ampiamente influenzato dall’organizzazione in schemi delle conoscenze e della mente. Ciò equivale a dire che il temperamento e il carattere umano influenzano il ricordo. Bartlett applica questa teoria all’individuo, ma anche alla memoria sociale, facendo così intervenire la nozione di soggettività nel ricordo storico: ci trova in entrambi i casi “lo stesso tipo di invecchiamento, di condensazione, di omissione e di invenzione rispetto al materiale originale”.

Il grande merito che Joseph LeDoux riconosce a Bartlett è l'aver sottolineato il ruolo della memoria a lungo termine (quindi dei ricordi e del passato) sul pensiero e in particolare sulla memoria di lavoro (quella chiamata anche a breve termine). Molti studiosi e psicologi prima di Bartlett (e in realtà molti anche dopo) erano convinti che la memoria di lavoro fosse indipendente da ciò che noi sappiamo. Bartlett dimostra che ciò non è vero e ci riesce con un esperimento curioso e piuttosto rivelatore su come la nostra mente elabora le informazioni nuove (e sulla genialità del suo Autore). Siamo negli anni trenta, Bartlett fa ascoltare a delle persone alcune leggende popolari di paesi stranieri. In seguito, chiede di riassumere le storie. Com’era prevedibile, le storie non vengono raccontate accuratamente, ma ciò che Bartlett scopre è che gli errori di richiamo sono non casuali bensì sistematici. Sembrava quasi che i soggetti riscrivessero le storie nella loro testa, specialmente quelle parti a loro molto lontane, ritoccando la trama fino a farla somigliare ad una narrazione più familiare, del tipo occidentale.

Con questo esperimento, Bartlett mette in evidenza la fallibilità della memoria, il ruolo del passato e dei ricordi (soprattutto in quanto si trasformano in schemi mentali, una sorta di pacchetti organizzati di conoscenze registrate) sui nostri pensieri e sulle nostre azioni.

Il secolo che sta volgendo al termine è stato dominato dagli acidi nucleici e dalle proteine. Il prossimo si concentrerà sulla memoria e sul desiderio. Sarà in grado di rispondere alle domande che questi temi sollevano?
François, Jacob, Il topo, la mosca e l’uomo (1998)