Meglio essere una trota o un pesce rosso? Mah, scelta ardua...

Come forse molti di voi, anch’io sono abbonata a un’infinità di giornali, newsletter, bollettini e notiziari scientifici. Ho sempre pensato che, senza la scienza, la nostra vita sarebbe decisamente più difficile e molto più breve, quindi viva la scienza. Lo penso con intensità quando trovo notizie di ricerche durate magari anni, sulle quali fior di ricercatori immagino abbiano speso ore e ore di lavoro-risorse-analisi-calcoli statistici-osservazioni per saperne di più su campi che mi sembrano di una irrilevanza pressoché assoluta (quindi di nuovo: viva la scienza, che non si ferma davanti alle banalità dell’utilità immediata… credetemi non lo dico in senso ironico, anche se la leggerezza è quasi d’obbligo e sempre un aiuto). Quella di cui vi parlo oggi è una di queste ricerche.

Siamo nella Queen’s University di Belfast ed un valente gruppo di ricercatori, capitanati dalla dottoressa Rachel Dunlop, ha eseguito una ricerca per verificare chi avesse maggiore memoria e capacità di apprendimento tra i pesci rossi e le trote.

Immagino non stiate nella pelle per conoscere i risultati. Ebbene, puntate pure se volete, ma attenti, probabilmente perdereste. Il pesce rosso, quel tenero animale che perde in tutte le gare che fa e che nell’aneddotica popolare è considerato un grande smemorato, ha vinto. A lungo si è creduto che il pesce rosso, utilizzando al meglio quel decigrammo di cervello di cui la natura lo ha dotato, fosse capace solo di memoria a breve termine, una memoria di lavoro della durata di pochi secondi. In realtà, la ricerca ha smentito queste false credenze. I pesci sono stati messi in vasche appositamente predisposte: in certi posti (e solo in quelli), il pesce riceve delle piccole scosse elettriche. I pesci rossi hanno impiegato 20 minuti per capire quali punti fossero a rischio di scossa, e quindi per evitarli. Non solo: il giorno dopo, rimessi nella stessa vasca, continuavano ad evitare quei punti. Le trote, invece, hanno richiesto più tempo per il primo apprendimento (25 minuti contro i 20 dei pesci rossi) e il giorno successivo – rimesse nella stessa vasca – avevano bisogno di altri 25 minuti per il nuovo apprendimento. Come dire, quando la vita diventa un disastro completo, forse essere una trota potrebbe avere dei vantaggi: affronteremmo ogni giorno come se fosse davvero tutto nuovo ;-)

Foto: courtesy of Flickr (http://www.flickr.com/photos/mrkweb81/2159166804/)

Il secolo che sta volgendo al termine è stato dominato dagli acidi nucleici e dalle proteine. Il prossimo si concentrerà sulla memoria e sul desiderio. Sarà in grado di rispondere alle domande che questi temi sollevano?
François, Jacob, Il topo, la mosca e l’uomo (1998)