Archiviare meglio per ritrovare prima. Vale anche per i ricordi.

E' possibile aiutare la nostra memoria lavorando sul modo in cui archiviamo le informazioni.
Ecco un esempio: se chiedo a una persona "Il pomodoro è un attrezzo di cucina?" questa dovrà prestare attenzione al significato della parola -e quindi operare una codificazione semantica-, ma questa sua strategia non migliorerà il ricordo di quella parola quando a distanza di tempo gli chiederò se la parola "pomodoro" era nella lista che abbiamo scorso precedentemente. Se invece gli chiedo: "Il pomodoro è più molle di una prugna?" oppure "Hai mai fatto un sugo di pomodoro?" la memorizzazione è molto più efficace in quanto ho spinto quella persona a collocare un ricordo nell'ambito di un sistema di riferimento.

La codificazione elaborata non funziona perché "vogliamo" ricordare qualcosa, cioè siamo disposti a compiere uno sforzo, ma perché compiamo associazioni mentali e confrontiamo le nuove esperienze con quelle preesistenti. Uno studente che vuole migliorare la propria memoria di un argomento di scienze o di storia non ha successo se si limita a studiare e ripetere ma se interpreta ciò che deve ricordare: si pone domande, confronta, fa una scaletta delle sequenze logiche, inventa metafore, traccia analogie ecc.

Ricordare nuove informazioni comporta un vero e proprio lavoro attraverso cui inseriamo le novità nel contesto delle conoscenze esistenti e ristrutturiamo ciò che già conosciamo alla luce delle novità.

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Il secolo che sta volgendo al termine è stato dominato dagli acidi nucleici e dalle proteine. Il prossimo si concentrerà sulla memoria e sul desiderio. Sarà in grado di rispondere alle domande che questi temi sollevano?
François, Jacob, Il topo, la mosca e l’uomo (1998)