False memorie e la fonte dei ricordi.

Rintracciare la fonte dei ricordi, vale a dire le "memorie sorgive", pone alcuni problemi. Pensiamo, ad esempio, all'incertezza di un testimone che no sa che affidamento dare ai propri ricordi: quel viso che egli ritiene riconoscere è legato a una memoria reale oppure si sta confondendo con un viso simile? Il suo ricordo è stato "contaminato" dal modo in cui egli è stato interrogato, dalle notizie provenienti dal bombardamento dei media? In alcuni casi giudiziari un innocente è stato coinvolto perché rassomigliava al colpevole e uno o più testimoni non erano stati in grado di "contestualizzare" il loro ricordo, cioè di visualizzare quel volto in un contesto particolare. Qualcosa di simile può verificarsi nella nostra vita quotidiana quando riteniamo di aver conosciuto una persona particolare ma non siamo in grado di risalire a quella che gli psicologi definiscono col termine di "memoria sorgiva" o originaria: la sensazione di familiarità non si traduce nella capacità di risalire al contesto preciso del ricordo, al luogo in cui abbiamo incontrato quella persona, ecc.

Per comprendere il significato della "fonte" consideriamo i risultati del seguente esperimento. A un gruppo di volontari furono mostrate alcune diapositive in cui un'automobile era coinvolta in un incidente dopo essersi arrestata a un segno stradale di stop. A una metà delle persone venne domandato: "Cosa è successo all'automobile dopo che si è fermata allo stop?" mentre all'altra metà fu chiesto: "Cosa è successo all'automobile dopo che si è fermata al segno di precedenza?". Mezz'ora dopo fu chiesto a ognuno dei partecipanti se l'auto si fosse fermata a un segno di stop o di precedenza: le persone cui era stata fatta la domanda sviante "ricordavano" con notevole frequenza che l'automobile si era fermata al segno di precedenza. Il "suggerimento" orale aveva dunque spiazzato la memoria visiva.

Studi successivi hanno dimostrato che in realtà la memoria sorgiva non viene "cancellata" dal suggerimento sviante, che essa esiste in qualche ambito dei circuiti della memoria ma che non è facilmente raggiungibile, come se essa fosse stata nascosta. E in effetti i partecipanti a questo e ad altri simili esperimenti hanno difficoltà a visualizzare la situazione originaria, ad esempio il segno di stop e non sanno dire se lo hanno visto all'inizio dell'esperimento o quando gli è stata nuovamente mostrata la diapositiva per far loro vedere quale fosse in realtà la scena o il particolare che non ricordavano.

Il secolo che sta volgendo al termine è stato dominato dagli acidi nucleici e dalle proteine. Il prossimo si concentrerà sulla memoria e sul desiderio. Sarà in grado di rispondere alle domande che questi temi sollevano?
François, Jacob, Il topo, la mosca e l’uomo (1998)