La memoria, madre di tutte le scienze.

"I greci hanno creato l’immagine personificata della memoria con Mnemosine. Madre delle nove muse, si credeva che avesse generato tutte le arti e tutte le scienze. È giusto considerare la memoria la capacità mentale più antica dalla quale derivano tutte le altre perché, se non fossimo capaci di ricordare, non potremmo seguire le regole che permettono di svolgere le altre operazioni mentali. Non potrebbero esistere né la logica né la poesia, e ogni nuova generazione dovrebbe reinventare i rudimenti delle scienze. In primo luogo, il primato della memoria è vero se facciamo riferimento alla storia della specie. Prima delle invenzioni dei sistemi di annotazione scritta, tutte le informazioni apprese dovevano venire trasmesse dalla memoria di una persona a un’altra. E questo è vero anche per le vicende dei singoli individui. Una persona incapace di ricordare viene privata dalla conoscenza delle esperienze precedenti e non è in grado di costruirsi nella coscienza dei modelli che portino ordine nella mente…

Tutte le forme di divenire mentale dipendono dalla memoria: o direttamente o indirettamente. Il metodo più antico per organizzare le informazioni consisteva nel ricordare i propri antenati, l’ascendenza che dava a ogni persona la sua identità in qualità di membro di una tribù o di una famiglia. Non è un caso che la Bibbia, specialmente nei libri più antichi, contenga così tante informazioni genealogiche (…). Conoscere le proprie origini e parentele era un metodo indispensabile per creare l’ordine sociale quando questo non aveva nessun altro fondamento. Ancor oggi nelle culture senza scrittura recitare delle liste di nomi di antenati è un’attività molto importante e le persone che lo sanno fare ne ricavano grande gioia. Ricordare dà soddisfazioni perché significa realizzare uno scopo e in questo modo porta ordine nella coscienza. Conosciamo tutti il lampo di soddisfazione che si prova quando ci si ricorda dove si sono messe le chiavi della macchina o qualunque altro oggetto smarrito temporaneamente. Ricordare una lunga lista di antenati che risale all’indietro di dodici generazioni, dà una gioia particolare perché appaga il bisogno di trovare un posto nella corrente eterna della vita. Rievocando nella memoria i suoi antenati, chi ricorda diventa un anello della catena che comincia nel passato mitico e giunge fino al futuro insondabile. Anche se nella nostra cultura le genealogie hanno perduto significati pratici, pure la gente prova gioia quando ripensa alle sue radici e ne parla.

I nostri antenati non dovevano affidare alla memoria solo le loro origini, ma anche tutti gli altri fatti importanti per controllare l’ambiente. Elenchi di frutti e di erbe commestibili, consigli per la salute, regole di comportamento, modalità di successione, leggi, conoscenze geografiche, rudimenti di tecnologia e principi di saggezza erano tutti racchiusi in versi o proverbi facili da ricordare. Prima di questi ultimi secoli in cui si è diffuso l’uso della stampa, gran parte della conoscenza umana veniva condensata in forme simili all’Alphabet songs che ora cantano i pupazzi nel programma televisivo per bambini Sesame Street.

Secondo Johan Huizinga, il grande storico olandese della cultura, le gare di indovinelli sono state tra i precursori più importanti della conoscenza sistematica. Nella maggioranza delle culture antiche gli anziani della tribù si sfidavano in gare in cui una persona cantava un testo pieno di allusioni nascoste e l’altro doveva interpretare il significato occulto della canzone. Spesso una gara di esperti di indovinelli era l’evento intellettuale più stimolante cui la comunità potesse assistere. Le forme degli indovinelli anticipavano le regole della logica e il loro contenuto serviva per trasmettere quelle conoscenze concrete che i nostri antenati avevano bisogno di custodire…

(…)Fin dalle prima tracce dell’intelligenza umana, il dono mentale più apprezzato è stato un’ottima memoria. A settant’anni mio nonno riusciva a ricordare dei brani dei tremila versi dell’Iliade che aveva dovuto imparare a memoria in greco per diplomarsi al liceo. Tutte le volte che lo faceva, il suo viso assumeva un’espressione di orgoglio mentre il suo sguardo fisso si rivolgeva all’orizzonte. Mentre i versi si seguivano uno dopo l’altro, la sua mente ritornava agli anni della giovinezza. Le parole rievocavano le esperienze di quando le aveva imparate; per lui ricordare il poema era una specie di viaggio nel tempo.

Per le persone della sua generazione la cultura era ancora sinonimo di imparare a memoria. Solo nel secolo scorso, quando i testi scritti sono diventati meno costosi e più facili da trovare, l’importanza di saper ricordare è diminuita clamorosamente. Adesso una buona memoria è considerata inutile tranne che per presentarsi a qualche quiz televisivo o per giocare al videogame Trivial Pursuit".

Da Mihaly Csikszentmihalyi, La corrente della vita. La psicologia del benessere interiore, Frassinelli, 1992 (è la traduzione dell’opera Flow)

Il secolo che sta volgendo al termine è stato dominato dagli acidi nucleici e dalle proteine. Il prossimo si concentrerà sulla memoria e sul desiderio. Sarà in grado di rispondere alle domande che questi temi sollevano?
François, Jacob, Il topo, la mosca e l’uomo (1998)