Le scorpacciate di memoria danno grandi indigestioni... e pochissimi ricordi!

Avrei potuto inserire i due ricercatori di cui sto per parlarvi, Georg Műller e Alfons Pilzecker, tra i miti della memoria, anche se nessuno li conosce. Peraltro, sembra sia un destino piuttosto comune, per gli studiosi della memoria, quello di finire dimenticati. Si tratterà dell’ironia un po’ paradossale della vita ;-)

Műller e Pilzecker hanno condotto degli esperimenti che è decisamente utile conoscere per chi studia: hanno dimostrato, per primi, che studiare per ore e ore, senza sosta, è assolutamente inutile. Eccovi l’esperimento. Siamo nel 1900, i due psicologi conoscono bene il lavoro di Ebbinghaus e vogliono approfondirlo. Chiedono ad un gruppo di volontari di imparare un elenco di parole senza senso sufficientemente bene da ricordarle per le successive 24 ore. Il gruppo lo fece e se le ricordò discretamente bene. Chiesero quindi ad un secondo gruppo di imparare lo stesso elenco, con lo stesso numero di ripetizioni. Ma, in aggiunta, a questo gruppo danno anche una seconda lista di parole da studiare a memoria, poco dopo la prima. Passate le 24 ore, i volontari non si ricordavano più la prima lista, ma solo la seconda. Műller e Pilzecker provarono allora a dare, ad un terzo gruppo di volontari, di nuovo la prima lista di parole senza senso con le stesse istruzioni e lo stesso numero di ripetizioni. Due ore dopo la prima, consegnano agli stessi volontari una seconda lista di parole, anche questa da ricordare per il giorno dopo. Ebbene, in questo caso i volontari ricordavano bene la seconda lista e piuttosto bene anche la prima. Per i ricercatori questo risultato suggeriva che nell’ora successiva all’allenamento, quando l’elenco iniziale era stato collocato nella memoria a breve termine e forse anche nei primi stadi della memoria a lungo termine, la memoria era ancora suscettibile di cancellazione. Era necessario un certo lasso di tempo affinché la memoria a lungo termine si fissasse, o consolidasse. Una volta consolidata, dopo due ore o più, rimaneva per un tempo stabile e meno facilmente distruttibile.

I risultati di questo esperimento contribuiscono a spiegare anche alcune osservazioni cliniche che riguardano pugili ed epilettici. Se un pugile viene messo ko ai primi round per un colpo alla testa, è difficile che si ricordi quanto è avvenuto dal momento che è salito sul ring: non tanto per l’emozione, quanto perché il colpo cancella quanto è nella memoria di lavoro e che non è ancora stato trasferito nella memoria a lungo termine. Analogamente, le persone che soffrono di crisi epilettica non sono in grado di ricordare quanto avviene durante e prima della crisi convulsiva.

In sintesi, l’insegnamento da portarsi a casa: niente scorpacciate di studio, meglio una pianificazione intelligente. Garantisce meno fatica e risultati duraturi nel tempo.

Fonte: da Eric Kandel, Alla ricerca della memoria. La storia di una nuova scienza della mente, Codice Edizioni, 2007
Foto: courtesy of Flickr (http://www.flickr.com/photos/advengirl/1385605480/)

Il secolo che sta volgendo al termine è stato dominato dagli acidi nucleici e dalle proteine. Il prossimo si concentrerà sulla memoria e sul desiderio. Sarà in grado di rispondere alle domande che questi temi sollevano?
François, Jacob, Il topo, la mosca e l’uomo (1998)