Talvolta è meglio dimenticare?

Ansia di sbagliare? Un domani potremmo esserne liberi: magari con una pillola. Chissà. Intanto una ricerca coordinata dal professor Piergiorgio Strata ha messo in luce la capacità del topo di dimenticare le paure: la cavia reagisce ad un trauma spaventandosi e manifestando la sua ansia, ma la differenza è che dopo un periodo molto breve ha dimenticato tutto. Ed è pronto a ripetere qualunque esperienza. Il topo deve il suo «straordinario coraggio» all'assenza di una particolare proteina presente esclusivamente nel cervelletto. A scoprire il suo segreto, nascosto nel cervelletto, sono stati Benedetto Sacchetti, Bibiana Scelfo e Filippo Tempia, i ricercatori dell'università di Torino e della Fondazione Santa Lucia di Roma, coordinati da Piergiorgio Strata. La ricerca, pubblicata sulla rivista internazionale Neuron, ha individuato la culla delle paure in una particolare connessione tra le cellule nervose (sinapsi). Su di essa la memoria di una paura seguita a un trauma viene impressa come un timbro e lascia una traccia duratura nella memoria.
Ma se manca una particolare proteina, presente esclusivamente su questa sinapsi, allora il ricordo della paura lascia solo una traccia debolissima, dalla durata molto breve, dopodichè scompare. Quelle che restano sono le paure innate, come quelle legate alle primissime esperienze di vita, mentre il ricordo di un trauma finisce per svanire completamente. Una ricerca, ha rilevato il direttore scientifico della Fondazione Santa Lucia, Carlo Caltagirone, resa possibile anche dal fatto che «la Fondazione, attraverso l'Istituto europeo di ricerche sul cervello (EBRI), ha stabilito una rete di laboratori con progetti in comune per lo sviluppo di tematiche che difficilmente un solo gruppo potrebbe affrontare».
Secondo Strata, «l'identificazione di un sito così specifico per il consolidamento della memoria della paura apre la via alla manipolazione della proteina coinvolta ed alla possibilità di interferire con i fenomeni di paura ed ansia. A livello per ora del tutto teorico, la manipolazione di tale proteina potrebbe farci dimenticare esperienze sgradevoli che possono influenzare negativamente il nostro stato psichico». Immaginando uno scenario per ora da fantascienza, se quanto si è osservato nei topi sarà confermato nell'uomo, in futuro potrebbe diventare possibile manipolare una serie di «proteine della paura» per ridurre gli stati d'ansia. Teoricamente, basterebbe una pillola a cancellare il ricordo di traumi vissuti, ad esempio, durante una guerra.

Fonte: http://www.corriere.it/Primo_Piano/Scienze_e_Tecnologie/
Foto: www.flickr.com/photos/pichl/281052436/

Il secolo che sta volgendo al termine è stato dominato dagli acidi nucleici e dalle proteine. Il prossimo si concentrerà sulla memoria e sul desiderio. Sarà in grado di rispondere alle domande che questi temi sollevano?
François, Jacob, Il topo, la mosca e l’uomo (1998)