Progettare il futuro richiede memoria.

Questo post è dedicato a chi ritiene che la memoria sia solo un contenitore di passato e la grande nemica del futuro. Non è così. Tra le tante divisioni e specificazione che in questi anni stiamo facendo sul sistema di memorie, ce n’è una interessante che riguarda la memoria retrospettiva e quella prospettica.

La memoria retrospettiva è, come dice la parola, quella che riguarda il passato. Quando questa memoria fa cilecca, smarriamo il nome di un conoscente, l’anno in cui è crollato il muro di Berlino o l’autore dello Zibaldone. Accanto a questa, c’è un’altra memoria, quella prospettica, che riguarda il presente e soprattutto il futuro. Se è questa a farci lo sgambetto, noi dimentichiamo un appuntamento che avevamo fissato, oppure una consegna da fare, o un messaggio da riferire. È il caso di dire, che questa memoria può influenzare parecchio l’idea che noi abbiamo di noi stessi (la nostra autostima) e anche quella degli altri su di noi!

La memoria prospettica è stata studiata accuratamente da Gilles Einstein e da Marc McDaniel, che hanno proposto di suddividerla in due dimensioni: quella basata sull’evento e quella basata sul momento. La memoria prospettica basata sul momento è quella che ci dovrebbe ricordare, alle 18, di andare a prendere la bimba a scuola, oppure di prendere una medicina, o ancora di fare un pagamento in banca. La memoria basata sull’evento, per contro, è quella che si appoggia al compimento di un evento per poter entrare in gioco: per intenderci, quando al telefono qualcuno vi dà un messaggio da riferire a vostra madre, voi “dovete aspettare” il rientro di vostra madre per potervi “liberare” dalla consegna.

Diverse sono le ragioni per cui la memoria prospettica può non funzionare. Nel caso di memoria basata sull’evento, il rischio più comune è che l’evento non capiti (nella fattispecie: se la vostra mamma non rientra e voi ve ne andate di casa) oppure che voi siate così impegnati, stressati e presi da quello che state facendo, che il rientro di vostra madre non accende alcuna lampadina (o tutt’al più ne accende una, ma non ne ricordate il motivo). Nel caso della memoria basata sul momento, il rischio è di non accorgersi del tempo che passa e del non avere nulla che ci ricordi la cosa da fare. Questo secondo caso è quello più comune e diventa più grave con l’invecchiamento. Le risorse cognitive tendenzialmente si abbassano e se non le attiviamo esplicitamente, i piccoli promemoria interni suonano con tonalità sempre più fievole ed improbabile da sentire.

Quali rimedi? Einstein e McDaniel ne suggeriscono pragmaticamente due. Per la memoria legata al momento, usiamo tutti i promemoria “esterni” utili e possibili: sveglie, post-it, agende, eccetera. Utilizziamoli però in maniera intelligente (mettiamoli dove sappiamo che li guarderemo: per esempio sullo specchio del bagno o alla porta d’uscita) e completa (non limitiamo a scarabocchi privi di senso: il promemoria deve essere completo e ricordare cosa, dove e quando). Risparmieremo in questo modo un sacco di risorse cognitive, credeteci! Altro trucco importante, soprattutto per la memoria basata sull’evento: creiamoci indizi strani. Più questi sono strani, più li ricordiamo: se dobbiamo dare un messaggio ad un collega da parte di un terzo, immaginiamoci il nostro collega con la testa immersa nella torta oppure i nostri due colleghi impegnati in un tango vestiti da improbabili drag queen.

Photo: courtesy of Flickr (http://www.flickr.com/photos/clairepoff/2816115270/)

Il secolo che sta volgendo al termine è stato dominato dagli acidi nucleici e dalle proteine. Il prossimo si concentrerà sulla memoria e sul desiderio. Sarà in grado di rispondere alle domande che questi temi sollevano?
François, Jacob, Il topo, la mosca e l’uomo (1998)