Il triste caso di Karen Ann Quinlan

Siamo nell’aprile del 1975, nel New Jersey. Una giovane donna, Karen Ann Quinlan, assume una dose di valium (un tranquillante) e di Darvon (un antidolorifico). Come è usanza piuttosto comune negli Stati Uniti, prima di mangiare, per calmare il nervosismo e staccarsi dalla tensione della giornata, beve un gin and tonic. Un errore, apparentemente banale, che le costerà caro: entra in un coma che durerà dieci anni e che si conclude con la morte, per infezioni multiple.

L’autopsia che verrà fatta sul suo corpo consentirà di capire il motivo del decesso: il cervello era in gran parte intatto, con l’eccezione di una piccola area, il talamo, che sembrava fosse stato bruciato con il laser. Non si sa ancora oggi perché quel centro avesse subito il deterioramento. Si sa però che il talamo e la sua asportazione provocano di per sé la morte cerebrale o meglio la morte della mente. Il talamo è una specie di centrale di collegamento attraverso la quale tutte le informazioni sensoriali, a parte l’olfatto, sono trasmesse alla corteccia cerebrale e alla mente conscia. Se il talamo è silente, la corteccia e tutto il cervello sono pronti per accendersi, ma è come se mancasse l’interruttore. Tutto spento, in attesa di un via che non può arrivare.

Il secolo che sta volgendo al termine è stato dominato dagli acidi nucleici e dalle proteine. Il prossimo si concentrerà sulla memoria e sul desiderio. Sarà in grado di rispondere alle domande che questi temi sollevano?
François, Jacob, Il topo, la mosca e l’uomo (1998)