Sunday 7. La mia memoria, signore, è come un deposito di rifiuti.

Nelle letture della domenica, oggi uno stralcio dal racconto "Funes, o della memoria" scritto da Jorge Luis Borges. E' la storia di Ireneo Funes, un uomo con una memoria straordinaria. Borges non conosceva il caso Solomon Seraseveskij, né l'accurato lavoro di documentazione e studio sulla memoria che Lurjia stava compiendo dall'altra parte del mondo, proprio negli stessi anni (curioso parallelismo temporale tra i due eventi).
Oltre allo stile letterario, sorprende in questo racconto, la capacità dell’Autore di farci intuire quale sia il dramma di una memoria che non conosce oblio: ogni singola cosa si oppone alla categorizzazione rivendicando la sua autonomia e differenza (ogni cane è diverso da qualsiasi altro, e anche ogni nuvola, ogni persona, ogni cena, ecc), i processi decisionali diventano lunghissimi, non c’è capacità di svincolarsi dalla realtà che è così potente da togliere spazio di possibilità alla fantasia e all’immaginazione. Una grande memoria sembra davvero incompatibile con una vita grande.


"Per diciannove anni aveva vissuto come chi sogna: guardava senza vedere, ascoltava senza udire, dimenticava tutto, o quasi tutto. Cadendo, perdette i sensi; quando li riacquistò, il presente era quasi intollerabile tanto era ricco e nitido, e così pure i ricordi più antichi e banali. Poco dopo s’accorse della paralisi; la cosa appena l’interessò; ragionò (sentì) che l’immobilità era un prezzo minimo; ora la sua percezione e la sua memoria erano infallibili.

Noi, in un’occhiata, percepiamo: tre bicchieri su una tavola. Funes: tutti i tralci, i grappoli e gli acini d’una pergola. Sapeva le forme delle nubi australi dell’alba del 30 aprile 1882, e poteva confrontarle, nel ricordo, con la copertina marmorizzata d’un libro che aveva visto una sola volta, o con le spume che sollevò un remo, nel Rio Negro, la vigilia della battaglia di Quebracho. Questi ricordi non erano semplici: ogni immagine visiva era legata a sensazioni muscolari, termiche, ecc. Poteva ricostruire tutti i sogni dei suoi sonni, tutte le immagini dei suoi dormiveglia. Due o tre volte aveva ricostruito una giornata intera; non aveva mai esitato, ma ogni ricostruzione aveva richiesto un’intera giornata. Mi disse: - Ho più ricordi io da solo, di quanti non ne avranno avuti tutti gli uomini insieme, da che mondo è mondo -. Anche disse: - I miei sogni sono come la vostra veglia -. E anche: - La mia memoria, signore, è come un deposito di rifiuti. – Un cerchio su una lavagna, un triangolo rettangolo, un rombo, sono forme che noi possiamo intuire pienamente; allo stesso modo Ireneo vedeva i crini rabbuffati d’un puledro, una mandria innumerevole in una sierra, i tanti volti d’un morto durante una lunga veglia funebre. Non so quante stelle vedeva in cielo".

Da: Funes, o della memoria. Riportato in: Finzioni di Jorge Luis Borges nella traduzione di Franco Lucentini, Einaudi, 1995

Il secolo che sta volgendo al termine è stato dominato dagli acidi nucleici e dalle proteine. Il prossimo si concentrerà sulla memoria e sul desiderio. Sarà in grado di rispondere alle domande che questi temi sollevano?
François, Jacob, Il topo, la mosca e l’uomo (1998)